San Pellegrino Terme – Mettete un po’ di Bergamo su quell’etichetta. La lettera è partita ieri, mittente l’assessore regionale al Territorio Daniele Belotti, destinataria la Sanpellegrino Spa, sede di Milano. Il lumbard, che si qualifica prima di tutto come «affezionato bevitore dell’acqua brembana», prende spunto dalla recente presentazione dell’etichetta griffata Missoni per chiedere che sia dato a Cesare ciò che è di Cesare. O, meglio, sia data a la provincia che è di . Ovvero Bergamo. «Bella l’etichetta, niente da dire – si legge –. C’è però solo una cosa che speravo fosse inserita in questa nuova edizione, sopperendo a una mancanza per me grave».

Mancanza geografica, logistica, di toponomastica: non si fa cenno «di nuovo, alla provincia o alla valle dove viene prodotta, e l’indicazione dell’Università di Pavia (per le analisi) e della sede legale di Milano possono confondere di più». Dettaglio non da poco, se si considera che le bottiglie arrivano in tutto il mondo. Tanto che, ma parliamo del futuro, una operazione di marketing «via bottiglia» è nei piani di promozione delle nuove terme in via di progettazione nella cittadina. Aggiunge Belotti: «A maggior ragione sarebbe bello lanciare la località anche prima». E scrive: «Si potrebbe mettere una seconda etichetta sul retro della bottiglia con un breve messaggio turistico».

A supporto della proposta, alcuni elementi. A partire proprio dall’operazione pubblico-privata di rilancio, «58 milioni di cui 20 milioni a carico della Regione». «Il canone di utilizzo delle sorgenti che le aziende pagano alla Regione è 51 centesimi al metro cubo, ovvero mezzo millesimo di euro a bottiglia – prosegue –. Un importo veramente irrisorio che potrebbe essere integrato utilizzando la bottiglia come mezzo di ».

L’Eco di Bergamo

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