Perplessi è dir poco. Il progetto di per la riforma delle aree verdi protette non convince i presidenti dei Parchi, che, in commissione Agricoltura al Pirellone, hanno manifestato i loro dubbi su una proposta che per Gianluigi Cortinovis, presidente del nostrano Parco dei Colli, «rincorre gli obiettivi del contenimento della spesa, ma il pericolo è perdere di vista altre questioni importanti relative alla tutela del verde». Dal Pirellone, dove si ribadisce che l’obiettivo è «garantire una razionalizzazione dei costi e della gestione», arriva la disponibilità al dialogo: «Ogni osservazione sarà valutata. L’iter in commissione prosegue».

Legge in discussione
Un passo indietro: da un paio di settimane, l’ottava commissione regionale (presieduta dal Carlo Saffioti del Pdl) sta esaminando il testo, varato dalla Giunta, che rivede il modello di gestione dei Parchi, con l’obiettivo, si legge nelle premesse del provvedimento, di «preservare il patrimonio e promuovere un rilancio del sistema regionale, anche migliorandone l’efficacia della gestione e razionalizzando la spesa». Le norme sul sistema del verde lombardo risalgono al 1983, ed è dunque tempo, su questo sono più o meno tutti d’accordo, di un aggiornamento.

Per approfondire il testo la commissione Agricoltura sta portando avanti le audizioni di enti e associazioni: dagli ambientalisti agli agricoltori, dalle fino, appunto, ai presidenti dei Parchi regionali. Che sono 24, di cui cinque bergamaschi: Adda Nord, Colli di Bergamo, Orobie bergamasche, Serio e Oglio Nord. Durante l’incontro con i consiglieri regionali, i presidenti hanno manifestato pressoché all’unanimità una posizione critica verso la riforma: «Giusto aggiornare la legge – premette Agostino Agostinelli, presidente del Parco Adda Nord – ma vari punti non ci convincono». Per esempio il ruolo del Pirellone, che «nominerà uno dei componenti del Consiglio di gestione e sceglierà i revisori dei conti, accrescendo dunque il proprio peso nella gestione dei Parchi, che invece hanno da noi sempre avuto una storia di autonomia, direi federalista».

Il nodo dei fondi
Poi c’è il tema dei direttori, che verranno scelti da un apposito albo regionale. «Bisogna capire – osserva Agostinelli – quanto costeranno queste figure». «Un aspetto problematico è poi la trasformazione in enti pubblici dei consorzi che oggi gestiscono molti dei nostri Parchi – aggiunge Gianfranco Gafforelli (Parco del Serio) –. I nostri bilanci sarebbero sottoposti al patto di stabilità».

Dubbi pure sull’obbligatorietà – inserita nel testo – dei contributi versati dagli enti parte del Parco. Spiega Agostinelli: «Il rischio, in caso di contenziosi, è di una fuga dei Comuni per non pagare la quota». Non riceve oggi contributi dai Comuni, invece, il , presieduto da : «Qui la situazione è particolare, i paesi di fanno già fatica con i bilanci, e sono impegnati nella tutela della biodiversità, che è patrimonio di tutti. Per questo il loro impegno va riconosciuto, non caricandoli di ulteriori oneri». «Tutte le osservazioni sollevate durante le audizioni saranno ascoltate e valutate – assicura Saffioti –. Preferisco non entrare nel merito ora perché l’esame del testo è in corso, siamo in una fase iniziale. L’iter prosegue come da calendario».

Fausta Morandi – L’Eco di Bergamo