colonia punta il dito contro le troppe seconde sulle montagne lombarde e indica come preoccupante il fenomeno nella . Nel suo dossier l’associazione ha considerato 35 comuni turistici montani con oltre 31 mila posti letto di cui 24 mila alberghieri.

A questi – si legge nel rapporto – andrebbero aggiunte le seconde case che, benché chiuse per buona parte dell’anno, sono presenti in queste località in numero impressionante: ben 68 mila, un valore che corrisponde al 70% delle abitazioni presenti.

Abbiamo cercato di quantificare un fenomeno, associato alla speculazione immobiliare, che nella percezione dei residenti è diventato sempre più fattore di malessere – dichiara Mercuri, coordinatrice di Legambiente Turismo – troppe seconde case producono degrado del paesaggio, oneri a carico delle amministrazioni locali, concorrono al declino delle stazioni turistiche, oltre che al generale scadimento delle condizioni di vita di paesi in cui, per gran parte dell’anno, le case chiuse prevalgono su quelle abitate dei residenti».

È nel territorio orobico, complessivamente povero di ricettività alberghiera, che «si concentra maggiormente la piaga», nelle valli in particolare. In Valle Seriana, Valbondione, Castione, Clusone, Fino del Monte e Gromo, contano 11.700 seconde case; 3.400 e Foppolo, in Valle Brembana e altri 6.400 alloggi si contano a Selvino, e Roncola: complessivamente le 11 località turistiche comprendono un terzo delle seconde case dell’intero campione lombardo. «La montagna orobica deve fare i conti con il troppo cemento spalmato negli ultimi decenni e rivedere le proprie di – dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – di fronte a questi dati, non si può continuare a puntare tutto su formule speculative rivelatesi fallimentari, con progetti di nuove lottizzazioni per centinaia di alloggi turistici come quelli previsti a Castione, Piazzatorre e Valbondione». Paolo Locatelli, coordinatore provinciale Legambiente, sottolinea come «i dati dimostrano che il modello turistico finora percorso nella Bergamasca non ha portato altro che cementificazione e consumo di suolo.

Serve un cambio di rotta immediato. Negli ultimi 15 anni si è perso il 15% di strutture ricettive e di conseguenza di posti di lavoro in questo settore. Questo a causa di politiche locali che hanno favorito lottizzazioni e cementificazione penalizzando di fatto il terziario turistico. È ora di puntare ad un’imprenditoria dell’accoglienza che porti occupazione, indotto e rispetti l’ambiente. Solo così si potrà dare una risposta seria alla crisi occupazionale in atto». Nella lista nera delle località turistiche lombarde affollate di seconde case figurano anche Pontedilegno, Aprica e Valmalenco.

L’Eco di Bergamo