castegnoneCastegnone di : dopo il restauro la festa, come accadeva un tempo. Qui le donne fanno da sagrestane e portano il simulacro in processione. Contro la polvere, e ce n’era tanta, scope, stracci e spazzoloni hanno avuto la . La fine coltre che ha ricoperto l’interno della chiesetta di Castegnone è stato il modesto prezzo da pagare per vedere risplendere di nuovi colori la facciata della chiesa. «Adesso è proprio bella», dicono le donne dell’antica contrada di di Zogno, le vere regine di questo borgo che un tempo era il più abitato del paese, con quasi 400 persone, e che ora, dopo aver subito lo spopolamento comune ai centri di , ne conta a malapena una sessantina.

Le donne. Sono loro la maggioranza: le anziane, con la storia in tasca, anche quella più dolorosa degli anni della guerra; le spose, che hanno scelto di «metter su famiglia» lontano dalle comodità della città; le ragazze, che ben sopportano gli spostamenti per lo studio o per il lavoro, e le bambine, che fra le viuzze della contrada inventano nuovi giochi. Quella chiesetta, dedicata alla Natività di Maria, è la loro seconda casa; ora, dopo i restauri eseguiti all’esterno e la sistemazione del tetto, rende ancora più bello l’antico borgo contadino medievale. Il ruolo di sagrestane è, manco a dirlo, affidato a due donne, Maria Imberti, la più anziana di Castegnone, e Rina Pisoni. Sono loro ad aprire e chiudere il portone, a suonare le campane, a curare gli arredi e a custodire soprattutto i ricordi.

La teca che custodisce il simulacro di Maria Bambina è posta sul presbiterio e da sempre richiama i fedeli che chiedono una grazia, ringraziano per il bene ricevuto o invocano la protezione sulla propria famiglia. Già in tempi lontani viandanti e mercanti si fermavano lì: quello di Castegnone era un passaggio verso la Valle Seriana, lungo i , per il e per il baratto dei beni di prima necessità. Dalla contrada partivano i venditori di biligòcc, le caratteristiche castagne affumicate nel «secadùr», una grande costruzione in pietra, ancora funzionante a Castegnone, a pochi metri dalla chiesetta. A richiamare la gente era soprattutto la grande festa di settembre, quando si celebra la Natività di Maria. Per una settimana si suonavano le campane a festa e alla domenica mattina in contrada c’era l’incanto delle stanghe per la processione.

A battere l’asta era «il Tista», all’anagrafe Battista Rota, marito di Maria Imberti. La sua voce forte, la sapiente dialettica e l’imbattibile capacità di «acchiappare» le offerte riuscivano a far incamerare un po’ di quattrini per sostenere la chiesetta e per pagare le spese della festa. Mancando un’osteria, era la casa di una qualche famiglia a trasformarsi per un giorno in cucina «industriale».

Le donne lavoravano per giorni fra pentole e tegami e il piatto forte era la gallina bollita. Qualche volta anche la trippa, ma quella era già roba da ricchi. Poi veniva il momento della processione, alla domenica pomeriggio, e a portare la teca in ogni angolo del borgo erano ancora le donne.

Quelle da marito, le giovani della contrada. Qualcosa è cambiato nel tempo, ma a distanza di decenni, quella di Maria Bambina è ancora la festa delle donne. Sono ancora loro a reggere il simulacro in processione, anche se la tradizione si è adeguata ai tempi e, con la scarsità di giovani, il testimone è passato alle spose. Davanti a Maria molte di loro hanno elevato preghiere e c’è chi dice di aver ottenuto la grazia. «Avevo chiesto alla Madonna di trovare marito – dice Franca Rota – e così è stato. Come avevo promesso ho donato alla chiesa i miei orecchini d’oro». Maria, la sagrestana, confessa sorridendo di non avere mai chiesto nulla di particolare, ma il suo legame con la chiesetta continua nel tempo. La festa della Natività è stata preceduta in questi giorni da un altro lieto evento: il ritorno in contrada di Erminia Rota, sorella di Battista, dopo alcuni anni di assenza dal paese, ha animato le famiglie e, al suo arrivo, con borse e valigie, si è trovata una festa a sorpresa con torte e spumante. Maria Bambina riveste nella vita di Erminia un significato speciale: è nel giorno della festa che, molti anni fa, ha conosciuto Osvaldo, che sarebbe diventato poi suo marito.

«Un uomo della contrada, a Foppolo per il taglio del fieno – racconta -, aveva conosciuto una famiglia, con un giovane scapolo. Le sorelle di questo si erano informate: “Ghél mìa so a Castegnù öna quach tuse…”». Forse a Castegnone il fratello avrebbe potuto trovare la morosa… Detto e fatto. Invitato in contrada per la festa e per il pranzo, è scoccata la scintilla. Forse quel giorno solo per Osvaldo…

Quello che più attirava Erminia era il fatto di potersi accasare lontano dal paese e lasciare finalmente l’odiato lavoro in . L’amore è poi nato davvero e per Erminia, di nuovo nella sua casa natìa, la festa di Maria Bambina porterà con sé tanti bei ricordi. L’appuntamento è per domani: la chiesa tirata a lucido, la contrada addobbata, nessuna gallina bollita, ma torte e panini per tutti e, roba che non si vedeva da tempo, arriverà anche la banda. Ci sarà tutto il paese e a guardare da un ramo l’avvenimento ci sarà probabilmente Chichi, uno degli ultimi nuovi abitanti della contrada: una gazza, ladra per davvero, attratta soprattutto dalle mollette per il bucato e dai luccichii del metallo. Non ci sono prove scientifiche al momento, ma le donne di Castegnone sono sicure che anche Chichi è femmina.

Monica – L’Eco di Bergamo