image – Tutti sanno che il bed and breakfast  deve offrire posto letto e colazione. Molti meno ricordano che una caratteristica imprescindibile di questa formula ricettiva, oggi come oggi soggetta a una vera e propria esplosione, è il fatto che l’alloggio del turista debba essere proprio lì dove il proprietario risiede. Non è un B&B regolare un appartamento chiavi in mano, non è un B&B una struttura che – come capita di vedere su internet nel magnum di annunci bergamaschi – offre opzioni di sistemazione in diverse vie. Eppure, basta farsi un giro fra le offerte online per scoprire una galassia che con la realtà delle autorizzazioni e dei censimenti ufficiali ha poco a che vedere. Tanto che, secondo le stime dell’Ascom, sarebbero ormai una su due le strutture irregolari, o che utilizzano in modo improprio lo status e quindi il regime economico agevolato (il B&B non è considerata attività d’impresa e quindi non necessita di partita Iva e rilascio fattura, gode di burocrazia leggerissima).

«La situazione è fuori controllo soprattutto nel capoluogo – spiega Giovanni Zambonelli, responsabile del gruppo albergatori dell’associazione -, con picchi in Città Alta. Lì ormai, mentre i residenti sono sempre meno, sono sempre più gli appartamenti che vengono affittati per periodi brevi o brevissimi ai turisti spesso convinti di aver prenotato un B&B classico. Invece no: arrivano, qualcuno dà loro le chiavi e poi non si vede più. Questo non solo danneggia l’immagine della categoria, ma anche la collettività. Questi soggetti pagano la tassa di soggiorno che dal 2012 il Comune chiede? Tengono una contabilità fiscale trasparente?».

Il usufruisce di agevolazioni perché nasce come possibilità data a una persona di «arrotondare» ospitando sotto il suo stesso tetto, in massimo 4 stanze e 12 posti letto. Peccato che ormai questo marchio (con regime fiscale annesso) raccolga di tutto un po’, comprese strutture che, telefonando, assicurano «fino a 40 posti letto». Il boom è evidente: dal 2007 a fine 2012, stando all’Osservatorio della Provincia, i B&B in tutta la sono passati da 112 a 240 (+114%), nel capoluogo sono cresciuti del 21% solo da dicembre 2012 a oggi (da 61 a 74 le dichiarazioni in Comune). In tutta la provincia gli affittacamere (che sono invece imprese) sono schizzati in 5 anni da 21 a 113 e le case vacanza da 25 a 90.

«Queste – spiegano dall’Ascom – possono essere affittate minimo per 7 giorni e invece c’è offre alloggi anche per uno o due. Locare un appartamento richiede di registrare il contratto e procedure più complicate. Invece regna l’anarchia». E il nome B&B garantisce richiamo. Ci sono realtà totalmente irregolari, ma ci sarebbe anche chi usa la registrazione ( mettendo la sua residenza dove stanno i turisti ma poi vivendo altrove) e poi si allarga. In terra orobica risultano censiti 240 B&B ufficiali, «ma secondo noi solo a Bergamo città arriviamo a questa cifra, fra regolari e no. E almeno uno su due non è a posto. Chiediamoci: quanti davvero accettano sotto il proprio tetto degli sconosciuti?». In effetti, sul web si trova di tutto: bastano pochi clic per vedere ad esempio un B&B in via Paglia che pubblicizza cinque camere, una in più rispetto a quello concesso dalla , con 20 posti in totale. Poi c’è chi annuncia, nella stessa via, un raddoppio di struttura: «Vi aspettiamo anche in viale Papa Giovanni». Ma la residenza, in teoria, dovrebbe essere una. E chi offre B&B con l’opzione casa indipendente. Infine, in Città Alta, c’è chi pubblicizza «più appartamenti vicini», e rinvia anche a opzioni nell’hinterland. L’unica certezza è l’anarchia.

Anna Gandolfi Silvia Seminati – Il Corriere della Sera – Bergamo e Provincia