Airone Cenerino sul Fiume BremboCapita spesso, girando per le nostre , di imbatterci in che si fanno ammirare dal nostro sguardo o a volte più semplicemente vengono sorpresi dalla nostra presenza. Sono i tipici di che popolano i nostri pendii o le nostre rocce e che nel loro insieme costituiscono la di montagna. Quindi non ci stupiamo più di tanto se salendo al Pizzo dei Tre Signori, lasciata alle spalle la d’Inferno, ci imbattiamo in un vero e proprio gregge di stambecchi, oppure transitando in altura sopra i 1600 mt. in qualsiasi luogo delle , scorgiamo una truppa di camosci che fischiando ci saluta segnalandoci la loro presenza. Altro problema poteva essere invece l’incontro con il celeberrimo orso JJ5, che bontà sua, e per cause a noi del tutto sconosciute, ha deciso di stabilirsi sulle pendici delle nostre montagne, trasformando le iniziali timide apparizioni in una presenza quasi costante. Pare addirittura abbia trascorso il suo letargo dalle nostre parti, ripresentandosi prontamente al risveglio dei primi tepori primaverili. Ma ancora più meraviglia potrebbe destarci sentire sull’imbrunire, al ritorno da una bella gita in compagnia di amici, un ululato tanto selvaggio quanto agghiacciante tipico del lupo.

Eh sì, pare proprio che anche il lupo stia per fare la sua apparizione sui nostri monti, un ritorno tra l’altro auspicato da un certo nucleo ambientalista, un po’ meno da pastori e mandriani, ma potrebbe essere solo una questione di giusta informazione ed equilibrio di convivenza.

Insomma, siamo di fronte ad una serie di sorprendenti novità che fino a qualche tempo fa erano inimmaginabili, convinti come eravamo che il continuo deturpamento del nostro ambiente portasse inevitabilmente ad un abbandono costante della fauna alpina. Sarà colpa dell’innalzamento delle temperature del globo con relativo scioglimento dei ghiacciai, sarà il buco dell’ozono, sarà che qualche altro ambiente viene maggiormente degradato rispetto al nostro, sarà quel che sarà, fatto sta che le sorprese, a volte anche eclatanti, non mancano. E non mancano non solo sulle pendici montane, ma anche lungo i fiumi ed i torrenti!

Che dire ad esempio del maestoso airone cinerino che ormai è divenuto stabilmente presente sui nostri fiumi? Aveva iniziato timidamente a farsi vedere circa un dieci anni fa, fra lo stupore di tutti noi che pensavamo ad un povero esemplare smarrito, magari proveniente dalle Cornelle ( come qualcuno aveva azzardato); niente affatto, anno dopo anno questo trampoliere, ha incrementato la sua presenza tanto da arrivare ora a poterne contare decine di esemplari.

La sua presenza è divenuta stabile per tutto l’anno divenendo quindi una specie “ stanziale”; probabilmente i corsi d’acqua che abitualmente presidia, soddisfano appieno le sue esigenze alimentari, che non riguardano solo piccole trote, ma apprezza pure anfibi come rane o girini e crostacei tipo lumache al contrario dei gabbiani che per predare trote, fanno la loro comparsa solo nel periodo invernale, approfittando probabilmente della bassa portata del Brembo e dei suoi affluenti e si confondono con la folta schiera di germani e di qualche oca che anch’essi abitualmente schiamazzano sulle rive del fiume, prediligendo però i centri abitati. Quest’anno, a proposito di predatori di pesce, sono arrivati addirittura i voraci cormorani.

Sono una comunità di 6 esemplari ( tanti almeno ne sono stati contati); risiedono presumibilmente sulle piane fluviali del Brembo in prossimità di Zogno, ed ogni mattina risalgono il fiume in cerca di cibo in formazione stretta e veloce come degli aerei da combattimento in missione di perlustrazione del territorio. Sono stati avvistati anche in alta Valle, quindi segno evidente che scorrazzano con lunghi voli ed anche loro trovano abbondante cibo lungo i corsi d’acqua che defluiscono dalle montagne, allargando la loro dieta oltre che ai pesci anche a piccoli mammiferi o roditori.

Come siano arrivati i cormorani in Valle , rimane un mistero, già i mal sopportavano la presenza degli aironi che beffardamente, appostati per ore su un sasso in mezzo al fiume, azzannavano trottelle a dispetto delle loro semine, ora dovranno ahimè loro malgrado, abituarsi anche ai cormorani. Un’ altra graditissima sorpresa, scoperta proprio la scorsa primavera, ma questa volta fortunatamente non un predatore di pesci, è una femmina di gallo cedrone, avvistata in comune di e notata per i suoi comportamenti talmente domestici e poco selvatici, tanto da essere definita “ pazza”; ma probabilmente, la povera cedrona, era solo spaesata ed in preda all’estro riproduttivo che specie negli animali porta a comportamenti anomali ed incomprensibili.

Una volta liberata, dopo aver guadagnato la radura e trovato l’habitat a lei congeniale, pare abbia accudito con impegno e riservatezza la propria prole regalandoci così un primo ed importantissimo tassello verso quella ricostruzione di una specie ormai data per estinta sulle nostre montagne. Queste presenze, all’apparenza spontanee che interessano il nostro ambiente, non possono che farci piacere e personalmente ne gioisco mquando ne ho notizia o mi capita di vederle, apprezzo la loro scelta, che contribuisce ad aumentare l’interesse per le nostre montagne, creando una biodiversità forse unica nel suo genere e cogliendo in questo anche un segnale positivo per quanto riguarda la salute generale del nostro ambiente. Voglio anche inserire in questa panoramica un’ultima considerazione che come cacciatore mi sta particolarmente a cuore: viviamo in un compendio prealpino-montano ove l’arte venatoria è particolarmente sentita e praticata.

La presenza ma soprattutto la permanenza di queste nuove specie è sicuramente motivo di orgoglio e di vanto per tutti, ma è anche un indice di compatibilità e di maturità che dimostra ancora una volta come sia possibile la convivenza con il mondo venatorio nel rispetto delle regole, delle reciproche aspettative, delle corrette informazioni ma soprattutto del rispetto reciproco e della salvaguardia di un patrimonio faunistico che tutti ci invidiano e che rappresenta un bene collettivo.

Giambattista Gozzi – tratto dall’Annuario C.A.I. Alta Valle Brembana