San Terme – In mezzo secolo ha «sfornato» chef, ristoratori, manager del turismo e persino uno scrittore di fama nazionale. Una scuola che, partita da 19 ragazzi nel 1962, ora scoppia, con il record di 1.086 studenti da tutta la Lombardia, cerca nuovi spazi e auspica l’apertura di un istituto anche nella Bassa bergamasca. L’ di San – ufficialmente Istituto professionale di Stato per i servizi alberghieri e la ristorazione (Ipssar) – compie 50 anni. E si dimostra in piena forma.

Tre scuole
Mai così tanti studenti, suddivisi nei tre istituti: per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera (il nuovo ordinamento), per la formazione professionale regionale (triennale) e il professionale alberghiero (vecchio ordinamento che va chiudendo). E nei tre profili proposti, cucina, sala e accoglienza turistica. Mezzo secolo durante il quale la scuola alberghiera, una delle prime e più prestigiose in Italia, ha accolto studenti dalla Bergamasca ma anche dal resto della Lombardia, soprattutto quando le altre province non disponevano di istituti analoghi. Attirati, però, anche negli ultimi anni, nonostante la presenza di scuole alberghiere più vicine, dalla qualità e dalla fama di San Pellegrino. Oggi, però gli spazi – nonostante l’ampliamento con un piano in più di pochi anni fa – non sono più sufficienti e, da quest’anno, per la prima volta sono stati ammessi solo studenti bergamaschi.

«Meno offerte di lavoro»
A dare il senso delle difficoltà organizzative con cui la dirigenza deve confrontarsi ogni giorno sono i numeri: 43 classi da suddividere in 30 aule, di cui cinque ricavate da quest’anno nel vicino centro civico comunale, quindi in quattro cucine, quattro laboratori, tre sale e due palestre comunali. Ogni classe non ha un’aula fissa e gli studenti «migrano» costantemente da una stanza all’altra, in un gioco a «incastri» in cui ogni pezzo deve andare perfettamente al suo posto. Pena ritrovarsi con gli studenti nei corridoi. «Paradossalmente – spiega il dirigente scolastico Silvana Nespoli – gli studenti frequentanti in istituto sono aumentati anche perché l’offerta lavorativa, negli ultimi anni, è diminuita. Così, mentre prima, dopo i tre anni del vecchio ordinamento molti lasciavano la scuola avendo a disposizione un impiego sicuro, oggi continuano fino al quinto anno. Peraltro, il nuovo ordinamento prevede solo il diploma. E, comunque, molti studenti, pur avendo la possibilità di lasciare dopo tre anni, continuano fino al quinto, anche perché è il mercato del lavoro che lo richiede». «Le domande restano tantissime – prosegue la preside – con gli iscritti che, di anno in anno, sono sempre andati aumentando. A questo punto abbiamo dovuto fare una scelta: privilegiare i ragazzi della e della Bergamasca dicendo di no a chi arrivava da fuori provincia, in particolare dal Milanese». Resta però il «problema» degli studenti bergamaschi provenienti da più lontano, soprattutto dalla Bassa, costretti al pendolarismo quotidiano o ad essere ospitati nei due convitti, il maschile (45 ragazzi all’hotel Italia) e femminile (35 ragazze all’hotel Moderno). «L’obiettivo della scuola è quello di legarsi sempre di più al territorio e avere una sua identità – prosegue il dirigente scolastico – e quindi privilegiare gli studenti provenienti dalla Brembana, dalla e dall’Isola. L’auspicio è che nei prossimi anni nella Bassa possa nascere un istituto alberghiero statale con qualifica quinquennale».

In centinaia dalla pianura
A oggi sono oltre un centinaio gli studenti che a sud di Bergamo raggiungono la scuola alberghiera brembana. Che, invece, potrebbero essere indirizzati verso un istituto nella Bassa. La prevista nascita di un corso professionale triennale regionale a , secondo la dirigente di San Pellegrino non risolverà il problema dell’affluenza nella scuola brembana. «Per noi la soluzione era rappresentata solo da un istituto statale di cinque anni – spiega Nespoli – a cui oggi, prevalentemente, sono orientati i ragazzi che arrivano da noi. Chi vorrà il diploma continuerà a chiedere a San Pellegrino».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo