serenissima-taleggiSabato a , dopo quattro secoli, cerimonia in ricordo della fedeltà a Venezia. Ci sarà anche il rappresentante del sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, alla cerimonia di sabato mattina in Valle Taleggio. L’invito è partito dal sindaco di Taleggio, Alberto Mazzoleni per un evento che si rifà a quattro secoli or sono.

Autorità e popolazione si ritroveranno in piazza San Marco a Sottochiesa, davanti alla snella colonna in pietra chiara simbolo della «Fidelitas Talegii», ossia del patto di fedeltà che venne sottoscritto tra gli abitanti della valle e la Serenissima nell’ormai lontano anno 1609.

Le cronache sono avare di particolari su quello che avvenne quattro secoli or sono. Convocati, per conto del doge, dal capitano e vicepodestà di Bergamo Marco Gussoni, i valligiani si raccolsero a Sottochiesa provenendo da , Olda, Peghera e dai casolari sparsi tra i prati e i boschi della valle; non quelli di , perché sudditi di , il cui confine attraversava la media valle. Di questa «divisione» politica e amministrativa resta una significativa memoria nei «termenù» sul monte poco oltre la chiesa di San Bartolomeo.

La ragione di quel patto, la conferma della «Fidelitas», la fedeltà nei confronti di Venezia, nasceva proprio dai precedenti storici. Un tempo la Valle di era appartenuta a Milano e di tale sudditanza resta una singolare testimonianza nel tributo di formaggi (per la cui produzione la valle era, evidentemente, già rinomata) che dovevano essere consegnati ogni anno ai Visconti. In più, anche dopo la spartizione tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano, anche la parte bergamasca della valle aveva continuato ad essere compresa nell’arcidiocesi milanese.

Il confine tracciato tra i due Stati fu per secoli oggetti di controversie. Bastava che una mucca al pascolo lo superasse, o che un montanaro andasse a tagliare l’erba nel prato di sua proprietà ma che si trovava appena al di là di questa linea mai ben definita, per scatenare sequestri, rappresaglie, minacce e denunce.
Controversie banali, se vogliamo, ma sufficienti spesso a dar vita a grattacapi internazionali.

Con l’ambasciatore di Venezia a Milano costretto a intervenire, a mediare, ad assicurare che i sudditi di San Marco la prossima volta sarebbero stati più attenti. Ma anche dopo la scomparsa dei Visconti e anche dopo che agli spagnoli subentrarono a Milano gli austriaci queste beghe di confine, a volte sfociate in scontri aperti tra i montanari delle due parti. Finché non fu deciso di affidare a una commissione mista, veneziana e austriaca, di tracciare una linea definitiva di confine, da Vercurago fino alla vetta del pizzo dei Tre Signori.
Per mesi i commissari andarono in su e giù tra monti e valli, accompagnati dai tecnici che dovevano procedere alle misurazioni e a indicare i punti dove dovevano essere collocati i cippi di confine. Ne furono sistemati a decine – massicci blocchi di pietra squadrata – partendo dal bordo del lago e risalendo le fino al punto dove si incontravano i «Tre Signori»: ossia Venezia, Milano e le Leghe Grigie (i Grigioni).

Quattro secoli fa, quando i taleggini si riunirono a Sottochiesa, il confine non era stato ancora così ben definito. Le controversie erano frequenti e si infittivano nella stagione del pascolo e del taglio della legna. Ma la ragione era ben altra. Venezia intendeva ricordare agli abitanti di questa valle che esisteva un patto tra la Repubblica e suoi sudditi così lontani dagli splendori di piazza San Marco: la fedeltà a San Marco.
Non lo fece ricordando loro quanto era capitato tempo prima ai brembillesi, colpiti da una durissima rappresaglia a causa delle loro simpatie per i Visconti. Niente di altrettanto truce e drammatico, semplicemente innalzò la colonna sulla cui base era incisa, con un tratto molto ben definito e visibile, «Fidelitas Talegii», oltre all’anno: MDCIX.

I rappresentanti della Serenissima se ne andarono, gli abitanti tornarono alle loro occupazioni, la colonna rimase lì, ben piantata nel terreno, a non molta distanza dall’ingresso della chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista. Ai fedeli non sfuggiva certo il suo severo monito: fedeltà a Venezia. Contrariamente a tanti altri simboli la colonna è sopravvissuta a tante vicende storiche. La risparmiarono i francesi nonostante la loro furia contro tutto ciò che poteva ricordare l’antica Repubblica, non la toccarono gli austriaci (ai quali ormai non interessava un bel niente), i valligiani ne furono buoni custodi. Entrò nella cultura e nelle tradizioni della valle tanto che quel suo lontano motto compare a incorniciare lo stemma comunale di Taleggio. Sulla sommità della colonna spicca oggi un leone di San Marco con le ali spiegate. Forse c’era anche in origine e forse scomparve con i francesi.

Fu sostituto nell’Ottocento con una statua del patrono San Giovanni Battista. Che, degradata dalle intemperie e alla fine distrutta da un fulmine, fu sostituita, nel 1972, dall’effigie marciana donata da Venezia. Presenti i due primi cittadini di allora: Arnoldi per Taleggio e Longo per la bella città lagunare. La cerimonia di sabato sarà un po’ diversa da quella di 25 anni fa.

Al volto un po’ dimesso di quei tempi la Taleggio è andata sostituendo una immagine più aperta e dinamica, con idee e progetti che si fanno strada nel valorizzare il territorio e le sue risorse. Anche se la «Fidelitas» alle sua storia, alle tradizioni e al patrimonio culturale e ambientale è rimasta immutata.

Pino Capellini – L’Eco di Bergamo

GALLERY FOTOGRAFICA: IV centenario Fidelitas Talegii