Linea dura in assemblea mentre circolano voci sulla vendita dei macchinari. La casa madre svizzera Ronal decisa a delocalizzare le produzioni in Messico. Sedici ore di sciopero alla Valbrem, contro la delocalizzazione in Messico decisa dalla casa madre svizzera Ronal. Dire che sull’azienda è sospesa una spada di Damocle è solo un eufemismo: la mobilità è già aperta per tutti e 117 i lavoratori, il cui destino sembra ormai rappresentato da alcuni (quattro?) mesi di cassa integrazione in deroga, poi dall’ingresso in un programma di cassa straordinaria per cessata attività. E iniziano a circolare le voci più inquietanti, come quelle che si rincorrono in questi giorni sulla vendita dei macchinari.

La Ronal, leader nella produzione di cerchi per l’automitive, ha rilevato la Valbrem dal gruppo Mazzucconi soltanto tre anni fa, nel novembre del 2007, tentando il rilancio con una nuova gamma di cerchioni per camion, ma la perdita del principale cliente Man ha lasciato un segno pesante; stando alle cifre illustrate in trattativa, lo spostamento della produzione nella controllata Ronal Mexicana SA costerebbe 8 milioni di euro circa, contro i 17 milioni finora spesi invano a . Chiaramente preoccupati, i lavoratori in assemblea ieri hanno manifestato anche parecchio nervosismo.

La rsu ha proclamato altre 16 ore di sciopero, che saranno effettuate venerdì prossimo, con presidio di fronte allo stabilimento, e martedì 23 novembre quando, in concomitanza con un incontro nella sede della Confindustria Bergamo, la protesta si sposterà in via Camozzi. «Il presidio dell’azienda – dice Gianfranco Maifredi della Fim Cisl – è stato richiesto con forza, perché iniziano a circolare voci circa una possibile vendita dei macchinari decisa dai vertici dell’azienda. Sarebbe naturalmente un comportamento quantomeno scorretto durante una trattativa che sta muovendo adesso i primi passi». Situazione tesa anche secondo la Fiom Cgil, come racconta Margherita Dozzi che è stata eletta venerdì nella segreteria del sindacato: «Si parla di piccoli macchinari posti in vendita, un tornio, una rettifica, però il clima in fabbrica è nervoso – dichiara – e basta davvero poco per accendere gli animi. Le iniziative di protesta serviranno anche a ribadire la contrarietà all’ennesimo disimpegno di una multinazionale, che anche questa volta colpisce un territorio, quello della valle , già duramente provato sul fronte dell’occupazione».

Il Giornale di Bergamo