Valanga-Laghi-GemelliBranzi – Fu probabilmente uno dei primi, se non il primo intervento di soccorso alpino organizzato dal Cai. Avvenne in occasione di una valanga che il 7 dicembre del 1909 travolse un gruppo di alpinisti, quasi tutti soci del Cai, mentre salivano al passo Laghi Gemelli. Vi furono un morto e due feriti che furono costretti a restare un paio di giorni in rifugio prima di essere portati a . La notizia arrivò a con notevole ritardo, ma subito vennero organizzati i soccorsi. Con la ferrovia di Valle partì un treno speciale: a bordo una squadra guidata dal presidente del sodalizio , l’ing. Luigi Albani, con medici e personale della ; si aggiunsero anche un paio tra i più esperti «skiatori» orobici, oltre a una pattuglia di alpini intervenuta appositamente da Milano.

Forse anche per l’ampiezza dell’intervento e per la presenza nel gruppo di alcuni milanesi la notizia, oltre che da L’Eco di Bergamo, fu seguita con ampiezza di particolari dal Corriere della Sera e da altri quotidiani. La Domenica del Corriere e la Tribuna Illustrata, altro noto settimane dell’epoca, gli dedicarono le copertine.

Com’è avvenuto recentemente con la tragica fine di che praticavano il fuoripista, non mancarono le polemiche. Corsero accuse di imprudenza e di leggerezza per aver voluto affrontare la montagna in condizioni proibitive. Si calcolò che al rifugio Laghi Gemelli la neve fosse alta dai due ai tre metri. La comitiva era composta da un gruppo di otto amici di Treviglio e di Milano che avevano in programma di raggiungere il rifugio Laghi Gemelli per proseguire poi fino al passo dove avevano appuntamento con i fratelli Ferrari di Treviglio, che sarebbero saliti dalla Val Canale. Da con il treno (la ferrovia allora finiva lì), gli alpinisti erano proseguiti in carrozza fino a Branzi, dove in compagnia del custode, Pino Berera, e un paio di portatori la mattina del 4 dicembre si erano avviati verso l’alto sotto una fittissima nevicata. Le condizioni della montagna erano tali che la comitiva fu costretta a una sosta forzata di un paio di giorni nel rifugio; la mattina del 7, martedì, nonostante che il Berera li avesse sconsigliati, si incamminarono verso il passo procedendo a fatica nella neve accumulata dal vento.

Erano a poche decine di metri dal passo quando, verso mezzogiorno, si staccò la valanga, Gli unici due che salivano con gli sci riportarono fratture e ferite alle gambe, un terzo, Arnaldo Gozzini, venne salvato grazie al fatto che sporgeva con una mano dallo strato nevoso, di un altro, Battista Oliva, di Treviglio, non fu trovata traccia. Le prime confuse notizie sulla sciagura arrivarono a Bergamo il giorno dopo. Nella notte con un treno speciale organizzato dall’ing. Albani i soccorsi arrivarono in valle. Ma il trasporto dei due feriti d«l rifugio a Branzi non fu facile per le condizioni proibitive della montagna. Nonostante le continue ricerche, il corpo di Battista Oliva fu rinvenuto solo una ventina di giorni più tardi.

L’Eco di Bergamo

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