San Giovanni Bianco – Trentamila ascolti sul web in meno di un anno e quasi mille fan in Facebook in pochi mesi. Sono le cifre dell’apprezzamento che sta riscuotendo una band emergente di , gli «Anger e Vite Intrecciate», con un genere musicale, quello rap e hip-hop, originale per il panorama brembano e . Il gruppo nasce dall’esperienza da solista di Simone Busi (Anger), studente diciannovenne dell’ di San , e dall’esigenza di suonare in concerto le sue canzoni. A lui si uniscono, nell’estate del 2011, Simone Osio, 16 anni, studente all’ e seconda voce, Gaia Bonzi, 20 anni, diploma di parrucchiera, che si occupa dei cori e Alessandro Spada, 18 anni, studente all’Istituto professionale industria e artigianato a , dj e tecnico audio del gruppo. La storia musicale di Anger inizia ufficialmente nel dicembre del 2010, quando esce una demo di 14 brani dal titolo «Quello che tengo dentro». Anger significa rabbia che, come spiega Simone, «è il motivo per cui ho iniziato a fare rap. A casa andava tutto storto e l’emozione che sentivo più mia era appunto la rabbia».

Lo scorso settembre la band si è esibita al «Legend 54», locale milanese di proprietà di Samuele Bersani, in occasione della finale del concorso nazionale «Angeli del rock». Al termine delle esibizioni dei sette gruppi finalisti la giuria, composta da professionisti tra cui la cantante e vocale coach di X-Factor Marianna Cataldi, ha deciso di premiare proprio gli «Anger».

«Dei sette gruppi eravamo gli unici a fare rap – racconta Simone – e gli unici senza strumenti acustici. A detta di tutti eravamo i piu svantaggiati. Non ci credevamo, ma avevamo vinto». Da allora Simone ha lavorato con un’etichetta discografica bresciana. Però «la realtà era triste e legata solo ai soldi, così ho mollato tutto e ho ricominciato ad autoprodurmi. Ora sto portando a termine un ep di circa otto brani che metterò in freedownload». E per il futuro? «Io e il gruppo speriamo di avere attirato l’attenzione di chi organizza gli eventi musicali più importanti della . Vorremmo portare un po’ di novità».

Alberto Marzocchi – L’Eco di