Penso di dover morire con l’anelito della senza poterlo realizzare, come un che anela ai corsi delle acque mentre è rinchiuso nel gabbione di un museo di città o come un’aquila rinchiusa in un pollaio di paese costretta a condividere la giornata con del pollame. Non abbiamo altro rifugio che la , intesa come meta simbolica della più eccelsa della vita, se la possiamo conquistare alla ricerca dell’infinito per sfuggire alla trasgressione assordante e irresistibile dei rumori che ti trivellano il cervello quasi fosse sotto i colpi di un maglio che ti sfibra senza tregua e per sfuggire alle esalazioni tossiche frutto delle grandi conquiste della nostra civiltà industriale.

Quanto è dolce poterci inabissare nel silenzio dei monti abbandonandoci all’irresistibile incantesimo del cielo che incombe sulle vette smaglianti di nevi sempiterne infuocate dal sole. E’ voluttuoso lasciarsi lambire come gocce di rugiada dalla prima tenera occhiata mattutina del sole che gioca a ricamare col suo filo d’oro il contorno delle foglie degli alberi e il profilo dei monti facendo esplodere i suoi raggi luminosi che si frastagliano nelle acque che scorrono impetuose a irrompenti nell’eterno silenzio che trascende ogni cosa.

Si sale attratti irresistibilmente da una misteriosa forza della montagna per lasciarsi voluttuosamente divorare dall’oceano dell’infinito che ti risucchia nelle voragini delle cavità inesplorate dei suoi abissi, come conchiglie che prima ha rigettato sulle spiagge e che poi riporta nel suo grembo materno in cui sono state fecondate dalla divina presenza che irrompe carica di nuova vita in ogni sua creatura.

Il silenzio della montagna che ti rapisce s’inabissa poi nel cuore dell’uomo, abisso infinito che solo Dio può scandagliare. Là siamo attesi per vivere l’esperienza sublime dell’incontro personale di Dio creatore con l’uomo sua creatura. Il silenzio della montagna costituisce infatti l’ingresso che immette nel santuario della divinità in cui si celebrano le nozze del figlio di Dio con l’umanità. Come Mosè, che è tornato a valle dal Monte Sinai recando sul volto il messaggio luminoso del suo incontro con Dio, così noi portiamo a valle sul volto e nel cuore il grande messaggio della montagna per invogliare tutti ad affrontare l’esperienza travolgente della sua conquista.

Mons. Giulio Gabanelli – tratto dall’Annuario C.A.I. Alta Valle