La Miti resta a Zogno, ma dobbiamo ridurre
_Sanità e Welfare Articolo letto da 92 Utenti - Pubblicato il 12 Marzo 2008
La Miti Spa (Manifattura italiana tessuti indemagliabili) resta a Zogno. Le ipotesi di trasferimento della tessitura sono accantonate. Ma si profila una riorganizzazione che peserà soprattutto sulla Val Brembana. Gli esuberi annunciati l’altroieri ai sindacati sono infatti 34 a Zogno, su circa 75 addetti, e 7 a Urgnano, su 170 addetti. Per l’azienda è una scelta necessaria per evitare soluzioni più traumatiche. Per i sindacati, che oggi incontrano i lavoratori di Zogno e lunedì quelli di Urgnano, si parla comunque di numeri elevati che preoccupano: andrebbero a gravare in particolare su un territorio già provato sul piano occupazionale, riducendo la sede brembana a una quarantina di addetti. Proprio per non creare problemi più grandi, riduciamo e non chiudiamo, cercando di contenere i costi al massimo, dice l’amministratore delegato Leonardo Polli, sottolineando come la scelta sia maturata anche per la tradizione che lega la società alla valle.
Il vantaggio reale per l’azienda - spiega - sarebbe stato spostare in toto la tessitura nell’Est Europa. Progetto accantonato perché una razionalizzazione importante nel sito di Zogno, gestito come se fosse un reparto produttivo di Urgnano, ci permette di mantenere lo stabilimento in Valle Brembana e avere comunque i risparmi necessari per restare competitivi. È accantonata anche la possibilità , emersa giusto un anno fa, di accorpare la tessitura a Urgnano, dove si trova la nobilitazione. Era una delle ipotesi, spiega Polli, risultata non conveniente per i costi che si sarebbero dovuti sostenere anche per costruire un nuovo capannone. L’esame delle varie opportunità , fra cui anche ipotesi di joint-venture, ha portato quindi alle decisioni annunciate ai sindacati per affrontare un mercato che continua a essere difficile.
Il 2007 ha chiuso con il fatturato in crescita del 7% a quasi 40 milioni e un utile modesto rispetto agli sforzi e questo è dovuto anche a una struttura eccessiva. A Zogno si profila quindi una riduzione di una trentina di telai dai 100 attuali, con il mantenimento della capacità produttiva a 10 milioni di metri di tessuto l’anno con telai di nuova tecnologia che porteranno anche a una riorganizzazione del lavoro. A ciò si deve anche l’aumento dei numeri rispetto a quanto prospettato cinque mesi fa, quando già si era ipotizzato un possibile ricorso alla mobilità e si era parlato per Zogno di una ventina di posti a rischio.
I rappresentanti sindacali, la vicenda è seguita da Luciano Baldi per la Femca, Elisabetta Giglio per la Filtea ed Elio Carminati per la Uilta, incontreranno oggi i lavoratori, in attesa che la procedura di mobilità annunciata venga formalizzata. Dalle prime considerazioni emerge comunque tutta la preoccupazione per le riduzioni annunciate e si ribadisce la richiesta di fondo di entrare nel merito e approfondire i contenuti della riorganizzazione. Il prossimo incontro potrebbe essere a fine mese.
L’Eco di Bergamo
ARTICOLI CORRELATI: