La leggenda di Brenno
-Il fiume Brembo, _Storia e Leggende Articolo letto da 1,108 Utenti - Pubblicato il 12 Settembre 2007
Brenno (il suo vero nome non è noto, in quanto “Brennan”, dio celtico della guerra, è il nome che assumevano i condottieri galli in tempo di guerra), re dei Galli Senoni, è uno dei personaggi storici che troviamo nei libri di scuola per il famoso Sacco di Roma, ma il suo nome è richiamato da numerose leggende legate non solo alla Storia di Roma, ma anche al nostro territorio ed al fiume Brembo.
La StoriaÂ
Accadde che una tribù di Galli Senoni, guidate dal valente e spietato condottiero Brenno, attraversò, saccheggiandola, l’Etruria, fino a compiere il famoso Sacco di Roma, il cui esercito fu sconfitto (Battaglia del fiume Allia) il 18 luglio del 390 a.C.
La tradizione vuole che quando i Galli entrarono in Roma trovarono solo i Senatori pronti ad accoglierli nella Curia romana. A questo punto, secondo la fonti romane, si inserisce la leggenda delle oche del Campidoglio. Intanto i romani iniziarono ad organizzare le prime forme di resistenza cittadina e Marco Furio Camillo iniziò ad infliggere le prime sconfitte sui campi di battaglia ai Galli nei dintorni della città .
Probabilmente per questo motivo Brenno propose ai magistrati romani di riscattare la città contro il versamento di 1000 libbre d’oro. I romani dapprima accettarono, poi protestarono quando si accorsero che le bilance utilizzate per la pesa del riscatto erano alterate; Brenno allora gettò sul piatto dei pesi anche la sua spada, pronunciando la famosa frase “Vae victis!“(Guai ai Vinti!), ma la tradizione romana tramanda che Marco Furio Camillo, saputo dell’episodio, tornò velocemente in città per affrontare Brenno e, raggiuntolo, gli si rivolse proferendo la frase, gettando anche lui, secondo la leggenda, la sua spada sulle bilance,: “Non auro, sed ferro, recuperanda est Patria” (la Patria si restaura con il ferro, non con l’oro).
Questo è quanto i libri di scuola ci raccontano, ma vi un’ulteriore leggenda che riguarda specificatamente il nostro territorio.
La Leggenda
La leggenda narra che dopo la battaglia di Fiesole contro Marco Furio Camillo, Brenno raggiunse Bergamo e, capita l’importanza strategica, chiese alla città di sottomettersi. Al rifiuto reagì espugnandola e radendola al suolo, al punto che ancor oggi i muri cadenti o pericolanti sono chiamati “bregn” o “breni” in ricordo di questo antichissimo evento.Â
Roma ancora scossa per il sacco subito, e considerando Brenno una spina nel fianco e un grande pericolo per se stessa inviò un esercito per sconfiggere il Gallo una volta per tutte. Tuttavia il console romano, anziché dare battaglia, propose al capo Gallico un duello. Vinse il romano che prese dal Gallo in segno di vittoria il suo pettorale (torques) e infatti da allora fu ricordato come Torquato.
Brenno per il disonore di aver perso il duello e di aver mantenuto la vita andò a suicidarsi, annegandosi nel fiume che, probabilmente, da lui prese il nome di Brembo.
Luca Urbani
Biografia:
Ab Urbe condita libri v. 10, vi. 4 di Livio
Breviarium ab Urbe condita lib. I di Eutropio
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Inserito il 9 Agosto 2008 alle ore 17:54 CEST
ho letto con viva simpatia la leggenda di Brenno, che già conoscevo nella versione di Mosè del Brolo.
Anche io mi attivo per promuoverne la diffusione.
Se è possibile collaborare a tal fine, possiamo studiare la cosa.
Cordialmente, Giorgio Fumagalli, di Milano.