Tanto e tanto tempo fa, di preciso non si sa, abitava alla “Forcella”, una giovine sì bella. I suoi occhi, eran brillanti, quasi come dei diamanti la sua faccia rubiconda, con la chioma folta e bionda.

Ma la vita, in quel bel sito, era molto faticosa, e ogni tanto ella sognava, un dì forse sarò sposa. Nei suoi giorni, tutti eguali, lei pasceva gli animali e alla sera stanca morta, quando poi chiudea la porta.

Un dì va dentro alla stalla, era già finito il fieno, per raccogliere un po’ d’erba, se ne andò per il sentiero, dopo tanto camminare, le pareva di sognare, vide in alto sul costone, un bel prato tutto in fiore.

Chiamò le sue due sorelle, forza datemi una mano, se riusciamo ad arrivarci, l’erba per un poco abbiamo.
nonostante molti sforzi, quel bel posto si negava, c’era pure uno strapiombo, e da lì non si passava.

Le pulzelle spaventate, vanno a casa sconsolate, Ester, vuole invece andare, le dispiace di lasciare,
tanta erba lì a marcire, e le mucche giù a soffrire è davver determinata, ancor lunga è la giornata.

Con il suo falcetto in mano, si avvicina piano piano, e poi grida alle sorelle, aspettatemi monelle,
mentre al prato s’avvicina, lei mi scivola meschina, nella valle sottostante, sfracellandosi all’istante

Disperata una sorella, corre fino alla “Forcella” per chiamare aiuto ancora, ma nessuno c’è a quell’ora,
ora il sol sta per calare, e nessun vuol rischiare, domattina con l’aurora, partiremo di buon ora.

Dopo giorni di ricerche, non si trova più nessuno, chissà dove sarà Ester, solo Dio lo sa sicuro,
disperata è pur sua madre, che vorrebbe almeno avere una tomba per la figlia, su cui dire le preghiere.

Ci fu tanta commozione, nella piccola frazione, e un pittore col bel gesto, sulla casa fa un affresco,
che ritrae la sua figliola, col vestito della sposa, nella mano un bel mughetto, e nell’altra il suo falcetto

La leggenda poi ci dice, che la notte in luna piena, lei ritorna alla “Forcella” per placare la sua pena,
picchia forte sulla porta, col falcetto e la sua sporta ecco l’erba che volevo, ora è diventata fieno…..

Daniele Pedretti – tratto dall’Annuario C.A.I. Alta Valle Brembana