Resterà aperta al pubblico fino al prossimo 18 agosto la mostra – intitolata «Gli Spazi Sacri di Franco Normanni» – che il Comune di Vedeseta e la Parrocchia di Sant’Antonio Abate dedicano a questo importante artista scomparso pochi anni fa e considerato una tra le figure più rappresentative del panorama figurativo della seconda metà del ventesimo secolo (orari: da lunedì a venerdì dalle 15 alle 17.30; sabato dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17.30; domenica dalle 11.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 17). Organizzata dal Centro biblioteca comunale di con la collaborazione dell’Associazione Amici artista Franco Normanni (presieduta dalla sorella, Maria Normanni), questa significativa personale, appena inaugurata ed allestita presso lo Scurolo della chiesa parrocchiale di questo affascinante paese della , permette al visitatore di conoscere e apprezzare il linguaggio di Franco Normanni (1927-2005), artista poliedrico che Elisabetta Calcaterra, curatrice della mostra con Fernando Noris, ha definito «di pieno Novecento, poiché al centro della sua produzione c’è l’uomo, e in particolare la sofferenza dell’uomo per eccellenza: Gesù Cristo».

Franco Normanni nasce a nel 1927: dopo avere frequentato il liceo artistico di Brera, a , si iscrive all’Accademia , dove segue corsi di e pittura, diventando allievo di un altro grande del Novecento italiano: il ferrarese Achille Funi (1890- 1972). Grazie ai suoi insegnamenti Normanni impara a costruire le proprie opere, a scandire le figure in una serie di piani sovrapposti e a creare dipinti, ma anche sculture, estremamente verticalizzati, dove le figure e gli oggetti – Cristo, la Madonna, i due ladroni, la Croce – tendono ad allungarsi fino alla deformazione.

Tuttavia nella sua arte si possono ravvisare con una certa facilità anche altre influenze, come quella del trevigiano Arturo Martini (1889-1947), o quelle degli Espressionisti tedeschi e francesi di primo Novecento: lo rimarcano, per la curatrice, «il segno che contraddistingue un’opera come “Il dolore di Maria” del 1970, ma anche lo spazio profondo del sepolcro che, nei compianti o lamentazioni, divide le dimensioni sacra e umana, le figure di Cristo crocifisso che definiscono le campiture spaziali, s’allungano dinoccolate oltre cornice sino a deformarsi, si fanno tutt’uno con il tono dello sfondo e con la croce, talora condivisa, in modo evidente e con esiti tridimensionali, con i due ladroni».

Visitando «Gli Spazi Sacri di Franco Normanni» sarà quindi possibile entrare in stretto contatto con alcune sue opere sacre, sia oli su tela che sculture in bronzo, e imparare a conoscere e apprezzare il linguaggio – «scabro e materico, duro e sintetico» – che sta alla base della «ricerca continua e costante sempre sullo stesso tema» di questo artista: ricerca nella quale la figura di Cristo, vestita del colore del martirio (il rosso), resta il punto di riferimento fondamentale e imprescindibile. Nella foto: Franco Normanni, «Deposizione»

Davide Bonfatti – L’Eco di Bergamo

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