Tutti pazzi per i bed&breakfast. È questa, infatti, la tipologia ricettiva che negli ultimi anni ha fatto registrare un vero e proprio boom nella nostra provincia.

Ma la resta dinamica: anche gli chiudono, aprono e cambiano gestione. Con un saldo positivo: dal 2004 al 2009 i posti letto sono aumentati del 14%, con l’incremento «pulito» di 15 . In generale, la terra orobica conta 645 strutture (fra , rifugi, campeggi, affittacamere, b&b) per 22 mila posti letto. Con un dato in controtendenza rispetto alle stime nazionali: i turisti, dopo il mordi e fuggi degli ultimi anni, hanno ricominciato a fermarsi un po’ di tempo in più. Si passa infatti da 2,1 giorni di permanenza a 2,4 in media.

Siamo sopra i tre sia per Orobie che per il lago.
Tanto per cominciare, un dato: le presenze turistiche nel 2009 (cioè chi si è fermato almeno una notte) sono state 1.668.729: il 65,1% nella zona della pianura e del capoluogo, il 26,5% sulle Orobie, l’8,4% (in forte ascesa rispetto alle quote del passato) sui laghi. Il numero di stranieri è aumentato del 4,6% e la scelta di soggiorno, per loro, cade sempre più spesso sull’«extra » (b&b, affittacamere, campeggi) tanto che il settore nell’ultimo anno mette a segno un +5,6% di utenze. Anche le «postazioni» sono aumentate: nel 2004, ad esempio, i b&b erano 34 e oggi sono 162, gli affittacamere erano 7 e oggi sono 45. Ma attenzione: anche gli alberghi lusso vanno forte. Oggi sono fra 3 e 4 stelle l’80% di quelli esistenti. Come dire: è la via di mezzo a soffrire.

GLI ALBERGHI
Sul fronte alberghiero, nella Bergamasca, fra 2004 e 2009 sono state 35 le chiusure e ben 50 le nuove aperture. Dodici 4 stelle sono stati aperti nella fascia centrale della provincia. «I posti letto nell’area di e pianura sono aumentati del 40% – si legge nel dossier elaborato dall’Osservatorio turistico provinciale –. Nel solo 2009 risulta che siano stati aperti nell’area di e pianura ben 6 nuovi alberghi e si prevede che nel 2010 vengano aperte altre 6 nuove strutture». Questo perché l’area è sempre più connotata da un turismo culturale e congressuale.

Sulle Orobie? Prosegue il processo di «razionalizzazione» dell’offerta: diminuiscono gli hotel (7 in meno nel quinquennio, con 20 chiusure contro 13 aperture), posti letto -5%. «La situazione resta dinamica – è il commento – in particolare in Seriana, dove si concentra il maggior numero di aperture (nove alberghi, ndr)». La struttura alberghiera tipo? È ancora abbastanza piccola: negli alberghi delle Valli la media è 36 posti letto (zero variazioni dal 2004), nell’area dei laghi 40, in pianura siamo sui 57. «Oggi l’82% dei posti letto alberghieri della è a 3 o 4 stelle – si legge –, mentre nel 2004 l’incidenza si aggirava sul 74%. L’evoluzione qualitativa è pertanto proseguita in tutte le aree, ma soprattutto nell’area dei laghi, che dal 67% passa in pochi anni all’81%, e in quella della pianura, dove peraltro la concentrazione di 3-4 stelle era già elevata e dove ormai supera il 90%».

Bed&breakfast e altro
Si è detto che il segno più, nelle presenze turistiche, lo mette il flusso di stranieri. Stranieri che, nel 2009, hanno scelto soprattutto l’extra alberghiero, mentre gli alberghi sono rimasti stabili. La ricettività familiare, che comprende anche case vacanze e , offre oggi circa un quarto dei posti letto orobici e ha visto un grande sviluppo negli ultimi anni. Solo i b&b – senza contare affittacamere, case vacanza e affini – sono quasi quintuplicati: «Sono oggi distribuiti sull’intero territorio, ma con una maggiore concentrazione attorno al capoluogo», osserva lo studio.
Anche la ricettività extralberghiera tradizionale registra alcuni movimenti, conseguenza di cambiamenti di funzione e attribuzione di categoria, oppure di chiusure. Quest’ultimo è il caso dei campeggi e villaggi turistici, dove sono scomparse tre strutture rispetto al 2008, di cui due nell’area delle Orobie e una in quella dei laghi. Infine, non si possono menzionare le seconde case: sul nostro territorio hanno un livello da primato. Sessantamila concentrate soprattutto nelle due valli. Una cifra simile a quella dell’intero Trentino.

L’Eco di Bergamo