Nel solo 2010, la Provincia di Bergamo ha dovuto sborsare ben 118.000 euro di risarcimento per i gravi danni nelle zone coltivate della Valle Seriana, Valle Cavallina, alta Valle Borlezza e colli di San Fermo, a causa di una popolazione indefinita (realisticamente intorno ai 1000 esemplari) di cinghiali. Questi animali, ben più grandi dei cugini domestici, scorrazzano per le campagne e scavano per cercare tuberi o radici, la loro fonte primaria di nutrimento, danneggiando i raccolti e stanno creando seri problemi in ben 64 comuni della Bergamasca.

Si è così pensato di dare il via a un piano anticinghiale, organizzato dalle Province di Bergamo, Brescia, Como, Milano, Sondrio e Pavia, l’Università dell’Insubria di Varese, la direzione sistemi verdi della Regione, l’assessorato lombardo all’Agricoltura e la Coldiretti per contrastare questo fenomeno che negli ultimi anni è andato sempre più aggravandosi. Un incontro tra tutti gli enti interessati si terrà martedì 8 febbraio al Pirellone.

Il piano anticinghiale prevede due fasi: la prima, un censimento completo della popolazione, affidato alla Polizia provinciale con il sostegno di volontari; la seconda, l’abbattimento dei capi, in particolare nelle zone agricole più assiduamente frequentate da questi animali. Ma il censimento non si fermerà ai cinghiali. Anche nutrie, cornacchie, corvi e piccioni, responsabili anche loro di danni al territorio verranno “schedati”, con tanto di mappatura genetica per distinguere le nuove specie da quelle autoctone.

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