Caro, vecchio, buon piccione. Viaggiatore. Corre l’anno 2010 e anche nella nostra provincia sembra esserci chi medita di tornare alla vecchia scuola. Un’esagerazione? Chiedere per credere a quelli del «digital divide». Quelli che per mandare una e-mail devono fare i salti mortali. Quelli che la connessione è lumaca. Quando c’è. Quelli che, mentre molti vanno sempre più veloci, rischiano di tornare indietro. La , fra copertura «classica» Adsl e operatori che offrono servizi alternativi (dalla chiavetta alla banda larga) naviga piuttosto bene. Ma c’è chi nel giro di una manciata di mesi rischia di vedere allontanarsi il mondo virtuale. Parliamo di una trentina di comuni che oggi contano sulla tecnologia wireless avviata dalla Provincia con i fondi dell’Obiettivo 2.

A luglio scadrà infatti la concessione agli operatori che fino a oggi hanno erogato il servizio voluto dall’ente pubblico, e all’orizzonte ci sono delle nubi. «Al momento questi operatori ci hanno comunicato l’indisponibilità a prorogare il servizio se le condizioni economiche dovessero restare quelle attuali. Un bel problema per le aree che, per questioni di morfologia territoriale o appetibilità economica, non godono di molte offerte differenti», spiega l’assessore provinciale all’Innovazione tecnologica Roberto Anelli. Che annuncia: «La Provincia è in campo per garantire il servizio. Questi centri sono meno coperti e su di loro ci concentreremo. È doveroso». Bisogna capire come agire, ma il salvataggio è partito.

Sono 64 i comuni che godono della copertura senza fili di cui sopra, ma sono poco meno di una trentina quelli in condizioni critiche. Perché va specificato: oltre al servizio dell’Obiettivo 2, in queste aree gli utenti di solito contano su chiavette fornite da operatori non legati alla Provincia. Anche con queste, però, connettersi rischia di essere laborioso: «Non hanno banda minima garantita, ovvero non c’è la certezza che la copertura di segnale sia ottimale.

In pratica – spiegano alcuni utenti –, se ci colleghiamo in troppi salta tutto».
Fra i centri che «navigano a vista», quando navigano, anche aree di rilevanza turistica. In base ai dati a disposizione della Provincia (che possono risentire di variazioni se, come nel caso di Ardesio che riportiamo qui sotto, operatori privati si sono da poco messi in moto liberamente), si citano ad esempio Valbondione, Gromo, Valgoglio in ; gran parte di Colere e Azzone in ; Brumano, Fuipiano, Costa , Roncola per la ; e ancora , , per la Valle . Un elenco parziale, su cui via Tasso sta lavorando. L’intenzione è capire al dettaglio come siamo messi. E agire in rinforzo: «Il nostro sistema wireless ha molti limiti, risente del maltempo, non è velocissimo, non arriva ovunque e non è paragonabile a servizi come l’Adsl classica o le fibre ottiche. Ma è meglio di niente. La Provincia si concentrerà sulle aree con più problemi, farà in modo di mantenere per loro il servizio lavorando sul contratto».

Come? Modificando l’offerta economica, rendendola più appetibile per gli operatori già attivi oppure cambiando musica, scendendo in campo in prima persona. «Stiamo studiando un’ottimizzazione nella distribuzione dei fondi e delle coperture. Se i comuni da servire fossero meno, alla medesima cifra, avremmo margine di contrattazione». Oggi i comuni con dotazione wireless promossa da via Tasso sono una sessantina, molti dei quali godono anche di altre opzioni. «Questa è una impostazione che deriva dalla passata amministrazione – mette in chiaro l’assessore –.

Ora cerchiamo la soluzione per garantire un servizio a tutti, senza troppe sovrapposizioni». Poi c’è la seconda via: «Se non si trovassero soluzioni soddisfacenti, potremmo anche farci carico noi della situazione tramite l’operatore con cui eroghiamo in altre zone il servizio di banda larga. In questo caso dovremmo affrontare costi alti a fronte di un numero ridotto di abbonamenti. Ma per garantire un servizio ormai essenziale siamo disposti a farlo. È doveroso». Staremo quindi a vedere.

Ma intanto, mentre è partita l’operazione in montagna, via Tasso porta avanti anche «l’altro» progetto legato a internet. Che si chiama banda larga. Un passo indietro, con una premessa: il panorama delle connessioni è in continua evoluzione e di difficile definizione, perché incrocia il settore pubblico con operatori privati diversi. Il servizio più semplice e gettonato è l’Adsl, che viaggia sui cavi di rame del telefono e si appoggia a centrali specifiche. Con prove iniziate nel 2007 e che hanno legato i dati giunti dai sindaci, dalla partecipata Abm-Ict e la più empirica verifica di copertura disponibile sui portali dei veri operatori, i tecnici della Provincia hanno stimato che sono circa 75 i comuni orobici (più o meno) scoperti dal servizio «classico». Sono quindi due su tre i paesi che navigano a gonfie vele, potendo contare su un ampio ventaglio di opzioni: dall’Adsl alle chiavette, alla banda larga, ai sistemi wi-fi.

Di fronte a questo quadro di partenza, la Provincia ha avviato negli anni scorsi due operazioni (cui oggi si sommano i piani per «captare» fondi anche attraverso bandi regionali), su cui la nuova amministrazione sta tirando le somme. La prima operazione è la montagna wireless, come detto, nata per «aiutare» aree meno fortunate. La seconda è invece l’infrastrutturazione di una parte del territorio con fibre ottiche per la banda larga (i tecnici la chiamano la «formula uno» della connessione). Su di essa Anelli dice: «Si tratta di un servizio di per sé ottimo. Solo che in passato non è stato rivolto al giusto target». La banda larga per funzionare ha bisogno di allacciamenti ad antenne specifiche. Antenne che il singolo, ove esista la sorgente, deve fare installare a pagamento. «I privati che fanno un uso domestico del web e a disposizione hanno già altre coperture difficilmente hanno cercato questo servizio. L’installazione è stata fatta soprattutto nella Bassa, dove la gran parte dei centri era in qualche modo coperta. Risultato: un flop negli abbonamenti. Con Abm-Ict ci stiamo muovendo di conseguenza».

Che significa: puntare sulle aziende. «I numeri parlano: a un anno dall’offerta, su 8 mila famiglie che ci si aspettava aderissero, hanno scelto di allacciarsi in 600. Di contro hanno aderito 219 aziende medio piccole, 59 grandi e 29 amministrazioni pubbliche. Ecco perché stiamo correggendo il tiro. Insieme ai Comuni stiamo contattando imprese e industrie, su cui il servizio ha appeal». Perché l’obiettivo è differenziare l’offerta, garantire a tutti almeno un po’ di copertura. E non far più rimpiangere il caro vecchio metodo del piccione.

Anna Gandolfi – L’Eco di Bergamo