Valle – Trentotto comuni per soli 43 mila abitanti, con 29 paesi sotto i mille residenti e 19 sotto le 500 unità. Una frammentazione amministrativa che, secondo uno studio della , rappresenta un ostacolo allo sviluppo della Valle Brembana. I risultati saranno presentati domani, alle 15,30, nella sede della Valle Brembana, a Piazza Brembana. Si tratta del progetto Padima (acronimo di «Policies against depopulation in mountain areas», ovvero Politiche contro lo spopolamento delle aree montane), in corso di realizzazione dall’estate 2010 a cura della Regione Lombardia. La Valle Brembana, infatti, insieme ad altre sei aree montane, nel Torinese, in Spagna, Francia, Svezia e Norvegia, è stata scelta dall’Unione europea per uno studio e uno scambio di esperienze sullo spopolamento. Obiettivi: analizzare i motivi del fenomeno e individuare gli strumenti per cercare di contrastarlo.

Dopo i risultati sul sondaggio sui ragazzi brembani e sulle opportunità di lavoro, presentati lo scorso dicembre, la ricerca (incontri con opinion leader e dati su popolazione, imprese e turismo) si è concentrata su marketing e , ovvero punti di forza e debolezza, opportunità e minacce rispetto alla capacità della valle di attrarre turisti e nuovi residenti.

I punti di debolezza
Partiamo dai punti di debolezza, ovvero ciò che dovrebbe essere eliminato poiché rappresenterebbe un ostacolo al ripopolamento della valle: tra questi la Regione (il gruppo di studio è dell’Ersaf) individua l’eccessiva frammentazione amministrativa. In pratica troppi comuni: per esempio, l’alta Valle Brembana conta circa 7.300 abitanti, suddivisi in ben venti comuni. «La frammentazione amministrativa – spiega Massimo Bardea dell’Ersaf – porta ognuno ad andare per la propria : per la del territorio e per il resto. Ciò che manca è una scarsa integrazione tra politiche di sviluppo locale».

Altro punto debole: i trasporti pubblici, nota dolente che, quest’inverno, per esempio, si è fatta particolarmente sentire, soprattutto per gli studenti: pochi bus e coincidenze poco azzeccate tra le corse. Quindi, tra le debolezze, «poche posizioni professionali di alto profilo». «In pratica – continua Bardea – i giovani laureati non trovano in valle opportunità occupazionali e devono lasciare i paesi o fare i pendolari». Ultimo punto debole la «scarsa offerta culturale», concerti, teatro e cinema. A questi elementi si aggiungono le cosiddette «minacce», altri elementi che potrebbero ostacolare lo sviluppo: la diminuzione di aree destinate all’agricoltura per la costruzione di seconde case, quindi i pochi giovani dediti all’agricoltura e la mancanza di coordinamento nella promozione (conseguenza anche della frammentazione amministrativa).

«Chiave vincente, in questo campo, non ancora del tutto sviluppata – prosegue Bardea – dovrà essere l’integrazione tra turismo e agricoltura. Ci sono esempi positivi, ma ancora pochi». nfine, tra le possibili «minacce», vengono considerati lo «spopolamento dei paesi più isolati» e gli effetti del cambiamento climatico sul turismo (diminuzione della neve). Ci sono, naturalmente, anche i punti di forza e le opportunità su cui la Valle Brembana deve fare leva per promuoversi positivamente, per attrarre a sé nuovi turisti e residenti.

Gli elementi di forza
Elementi favorevoli già presenti sono considerati i «paesaggi naturali di pregio, la cultura locale, le attività agricole tradizionali, i prodotti alimentari tipici (i formaggi) e la presenza di un marchio univoco per la promozione dei prodotti». L’indagine ha poi individuato due simboli con cui la Valle Brembana può essere identificata e quindi promossa a livello turistico: i ponti (di Sedrina), ovvero il marchio della Comunità montana, e l’, per tradizione considerata originaria della Valle Brembana. Ci sono poi le opportunità da sviluppare in chiave marketing: lo sci invernale, ancora e l’acqua San , conosciuti a livello nazionale e internazionale e quindi possibili traini pubblicitari. E le cosiddette «buone azioni»: dall’albergo diffuso di al marchio unico per i prodotti tipici brembani. La prossima tappa dell’indagine regionale riguarderà la capacità della Valle Brembana di diversificare le attività, ovvero di accogliere nuove aziende o di trasformare le esistenti per adattarsi ai nuovi tempi. Tutto il progetto dovrebbe essere concluso entro fine 2012.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo