Tartufo Valle BrembanaProgetto di rilancio e tutela del tartufo bergamasco

Forse qualcuno non lo sa, ma c’è anche il tartufo bergamasco. E l’Arto (Associazione ricercatori e tartuficoltori orobici), realtà presente sul territorio bergamasco dai tardi anni ‘80, si rende promotrice di un’iniziativa di grande pregio: con il patrocinio della Provincia di Bergamo - Settore agricoltura ha messo a dimora piante micorizzate in un terreno di proprietà.
Le piante sono tutte accompagnate da doppia certificazione (sia per quanto concerne la micorizzazione delle piante che per gli esami organolettici dei terreni) rilasciata da un esperto micologo e offerta ai coltivatori interessati. La coltivazione del tartufo con piante micorizzate ( la micorizza è uno strato di filamenti che si sviluppa intorno alle radici dell’albero che consentono la simbiosi fra pianta e tartufo) è iniziata nel 1988.

Molteplici sono le motivazioni sottese al progetto denominato “Tutela e valorizzazione del tartufo bergamasco”: innanzitutto la raccolta sempre più modesta di tartufi degli ultimi anni a causa di siccità, di inquinamento atmosferico e del degrado dei boschi. Una seconda ragione si riferisce alla volontà di certificare le produzioni rendendole sempre più sicure e rintracciabili.

Dichiara con crescente preoccupazione Andrea Bonucci, presidente di Arto : “Desideriamo in primis potenziare il prodotto tartufo bergamasco nell’ambito del territorio provinciale, tramite l’accrescimento delle tartufaie bergamasche. In secondo luogo, tutelare coloro che si approcciano a questa coltivazione senza conoscere approfonditamente la materia e la sua gestione in provincia di Bergamo”.

Provincia di Bergamo

Il tartufo bergamasco

“Il comparto della tartuficoltura - dichiara l’assessore provinciale all’Agricoltura Luigi Pisoni - è a tutt’oggi una risorsa importante del settore primario. L’alto valore gastronomico e commerciale dei tartufi può contribuire alla realizzazione di una nuova attività quale integrazione di reddito o nuovo lavoro. Un’intensa politica di incentivazione potrebbe inoltre allargare il mercato ad altre aree, riflettendosi positivamente sull’economia agricola.
Non dimentichiamo, da ultimo, che la propensione di tartuficoltori e raccoglitori verso la cura dell’ambiente naturale e verso la cinofilia testimonia il contributo di questo settore alla salvaguardia degli aspetti ecologici e faunistici del nostro territorio”.

Sulle colline bergamasche esistono zone particolarmente vocate alla produzione naturale dei prelibati funghi ipogei denominati tartufi. Si raccolgono soprattutto tartufi neri di varie specie: Melanosporum, Aestivum e Uncinatum.

I tartufi neri crescono nelle radici micorizzate della quercia, del carpino e del nocciolo. Vogliono terreni calcarei con suolo morbido e limoso, per cui le zone migliori risultano Bracca, Cornalba, San Pellegrino, Lovere, Clusone ed Endine Gaiano e molte altre.
I tartufi bianchi, assai rari, crescono nel greto dei fiumi in pianura, su terreni sabbiosi nelle radici dei pioppi e dei salici.

Fino a qualche anno fa, in provincia di Bergamo si raccoglievano circa 700 kg di tartufi neri. Gli anni siccitosi e la raccolta indiscriminata da parte di dilettanti inesperti hanno rovinato le tartufaie e la raccolta è scesa a 300 kg di tartufi neri e pochi kg di tartufi bianchi. Ecco perché si è avvertita l’esigenza di promuovere una corretta informazione riguardo alla tartuficoltura e di incentivare la realizzazione di impianti micorizzati.

Per ulteriori informazioni è possibile contattare l’ Arto - Associazione Ricercatori e Tartuficoltori Orobici - al numero telefonico 035.50.23.88.