Più che essere agli sgoccioli, l’inverno inizia proprio a «sgocciolare», perché sarà pur vero che l’astronomia lo vuole con sé fino al 21 marzo, ma la meteorologia ha sempre avuto qualche dubbio sulla sua residenza in questo mese. Meteorologicamente l’inverno 2008-2009 ha quindi esaurito la sua funzione, e lo andiamo a raccontare con quella che è stata la sua principale caratteristica: la gran quantità di neve e la assidua frequenza dei periodi nevosi sulla nostra provincia, che hanno rifornito la montagna come non succedeva da decenni.

E non c’inganni il famoso «nevone» del 1985: fu quello un episodio unico ed indimenticabile, ma la frequenza e la quantità delle nevicate di questi ultimi quattro mesi hanno pochi riscontri anche nella memoria dei più anziani. Diciamo allora dei numeri della neve forniti dal Centro nivometeorologico di Bormio dell’Arpa Lombardia e relativi a tre stazioni collocate sul nostro versante meridionale delle : al lago del Barbellino sono caduti in totale 813 centimetri, a - ben 823 e in Val Gerola 607. Va detto che otto metri di neve sono davvero tanti, e ci si arriva con la somma dei centimetri di neve caduti ogni giorno sulla località, ovviamente ripulendo la tavoletta di misura e ripartendo da zero ogni mattino.

È chiaro che la leggerezza della neve nuova appena caduta non dura molto, per cui l’inevitabile assestamento ha compattato questi otto metri di neve in uno strato al suolo che attualmente si aggira sui tre metri, talmente denso che ci si può quasi camminare sopra. Le nevicate sono state tante e sostanziose, ma soprattutto costanti, con episodi che duravano anche tre-quattro giorni di fila senza interruzione nelle precipitazioni. Merito tutto questo dell’umidità dal Nord Atlantico, che è entrata «giusta» sul Mediterraneo, con la precisa dose di freddo in quota, mettendo in gioco solo in un paio di occasioni quei richiami miti da scirocco che a volte possono distruggere un manto nevoso in poche ore di pioggia e di aria mite.

E pur senza significative o prolungate irruzioni di aria fredda dalla Russia, anche le quote basse sono state ben servite di neve da questo inverno, se è vero che anche la mia stazione di Olmo, a soli 560 metri di quota, può dichiarare un raccolto di 128 centimetri (non succedeva dal 1986) a partire dalla prima nevicata del 24 novembre all’ultima del recente 4 marzo, con un totale di 19 giornate in questo periodo (non succedeva dal 1978), in cui la neve è caduta al suolo con quantitativi misurabili.

La neve non è solo gioia per chi la ama, ma anche disagi, e in questo periodo le alte Valli qualche disagio l’hanno patito, o per la neve pesante sui fili che interrompeva l’alimentazione elettrica, o per i distacchi di slavine dai versanti sulle vie di comunicazione. In ogni caso, sono stati disagi nemmeno lontanamente paragonabili a quelli di qualche decennio fa, quando la «lama» e la «fresa» non esistevano, il rischio di rimanere bloccati era spesso reale, e a pulire le strade scendeva soltanto il famoso «slitù», dai paesi più alti delle valli. Si trattava di solito di un aggeggio a V, caricato di massi pesanti o di prisme, trainato verso il fondovalle dal motore di un robusto autocarro, a spingere la neve a bordo strada in modo piuttosto variegato e maldestro. E pensate che prima ancora, mi raccontano, questo lavoro lo facevano fare a dei veri cavalli da tiro…

Ma fuori c’è aria di primavera, che sia pure un po’ intiepidita dal favonio di questi giorni, non ha importanza. Archiviamo quindi questa «tosta» stagione della neve appena trascorsa, e auguriamoci che anche primavera ed estate le siano simili, per la «normalità» atmosferica di loro competenza.

L’Eco di

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