Il progetto prova ad accelerare e il cambio di nome in «Modello Bergamo – Progetto di rilancio del territorio al 2015» vuole andare in questa direzione, con i sindacati a ribadire la centralità del lavoro in uno sguardo d’insieme su tutta la provincia. Per cominciare non si parla più solo di ma anche di Val Brembana e ieri alla cabina di regia in Confindustria Bergamo, insieme a Imprese & Territorio, Cgil, Cisl e Uil e Provincia, presente con il vice presidente Giuliano Capetti e l’assessore al Lavoro, Enrico Zucchi, c’erano i presidenti delle seriana, Ely Pedretti, e brembana, , e alcuni sindaci: Carlo Giovanni Salvi di Brembilla, Giuseppe Berera di e Santo Cattaneo di . Al tavolo anche Antonello Pezzini e Giuseppe Guerini del Comitato economico e sociale europeo.

Si è parlato di manifatturiero e di turismo. La Val Brembana esprime «iniziative imprenditoriali d’eccellenza», in particolare nella meccanica strumentale e nella lavorazione del legno. È una vocazione da consolidare «riconoscendo un ruolo di leader alle aziende più strutturate in grado di rappresentare un volano per uno sviluppo diffuso della ricerca e dell’innovazione tecnologica e avviando politiche di governo del territorio per valorizzarne l’attrattività».

Per aiutare il manifatturiero a restare e crescere sono state evidenziate le urgenze sul fronte della viabilità e delle comunicazioni telematiche, con un approfondimento sulla banda larga con i vertici locali di Telecom. Si è sottolineato anche il ruolo della formazione e dei poli scolastici del territorio. E si è allargata l’analisi ad altri settori, come il turismo, con il comprensorio sciistico e il progetto a San Pellegrino, di cui è stata ribadita l’importanza.

Messa a punto la bozza, le parti si sono date quindici giorni per firmare il protocollo d’intesa anche per la Val Brembana, con un’annotazione del presidente della . Mazzoleni ricorda che in generale serve «un’attenzione particolare ai problemi della montagna, con le infrastrutture, sia viarie sia ferroviarie, in primo piano. Abbiamo bisogno di fondi strutturali adeguati, che saremmo in grado di spendere, ma che non abbiamo in modo sufficiente». Delle attese per il progetto si fa interprete Salvi, che è anche assessore alle Attività produttive in : «Abbiamo molte aspettative. Emerge l’importanza di fare squadra, come accaduto con il “covenant fo mayors” (il patto dei sindaci firmato con l’Ue per il risparmio energetico, NdR): l’auspicio è che il fare squadra si allarghi ad altri settori per portare a casa risultati».

Risultati che si aspettano anche su altri fronti. Lo stato dell’arte dice che il fondo d’investimento Futurimpresa ha analizzato finora più di 65 dossier di aziende lombarde, una ventina bergamasche. Il primo investimento dell’anno potrebbe essere autorizzato a breve e riguardare un’azienda della provincia. Per i 10 milioni attesi dall’Europa, con il 35% pari a 3,5 milioni messi dallo Stato, per misure di riqualificazione e ricollocamento dei lavoratori si sta adoperando anche la Regione, con l’assessore al Lavoro Gianni Rossoni. Sul patto dei sindaci, è stato sottolineato, «si entra in una fase delicata di recupero di informazioni tecniche sul territorio» per cui la regia della Provincia è «opportuna, urgente e indispensabile». E per le piccole imprese procede l’attività di consulenza sul territorio.

«È un’accelerazione del progetto Val Seriana e alcuni risultati iniziano a pervenire», commenta il segretario della Cisl, Ferdinando Piccinini. «Con forza abbiamo chiesto che tutte le iniziative siano ricondotte in un accordo provinciale con al centro il lavoro. Ci aspettiamo di concretizzarlo dopo l’estate e come Cgil, Cisl e Uil elaboreremo una proposta». «Un passo avanti è stato fatto e qualcosa si sta muovendo», aggiunge il segretario della Uil, Marco Cicerone. E il segretario della Cgil, Luigi Bresciani, declina la centralità del lavoro in due questioni per tutta la provincia: «Primo, come creiamo lavoro. Secondo, la gestione delle crisi aziendali». Quanto alla Val Brembana, Bresciani sottolinea l’accento sul manifatturiero: «Ci sono terreni su cui lavorare».

La proposta di allargare il progetto a tutto il territorio è stata condivisa dal presidente di Confindustria, Carlo Mazzoleni, augurandosi che rappresenti un salto di qualità «per rafforzare la capacità di essere interlocutore autorevole e significativo nei confronti della Regione» che ha sul tavolo molti capitoli di spesa esaminati. Mazzoleni ha proposto il nome Modello Bergamo «per abbracciare tutte le particolarità di uno sviluppo difficile che ci attende, che non deve trascurare alcun soggetto della nostra economia e che si pone un orizzonte temporale definito».

Soddisfazione è stata espressa dall’assessore Zucchi «per le iniziative messe in campo insieme». Anche per Angelo Carrara di Imprese & Territorio l’estensione alla provincia «valorizza meglio l’intera filiera della nostra economia e mantiene alta la coesione delle parti sociali tra loro e quali interlocutori efficaci delle istituzioni». E sulla coesione è tornato Mazzoleni: «La crisi – ha concluso – è stata affrontata con una profonda consapevolezza del valore dell’unitarietà delle analisi, delle valutazioni e dei comportamenti. Ora anche i timidi, ma chiari, segnali di ripresa, devono vedere la stessa coesione per disegnare, dopo l’emergenza, anche un futuro più certo e più solido per l’intero nostro territorio».

Silvana Galizzi – L’Eco di Bergamo