Parco delle OrobieTassello per tassello il Parco delle Orobie si fa condiviso e operativo

Sull’argomento, debbo confessare d’essere recidivo. basterebbe riandare ai precedenti giopì numero 3 e 19 del 2006, per constatare come il soggetto in riferimento avesse già ricevuto l’attenzione del nostro giornale. Anzi, è forse stata una delle realizzazioni territoriali, che sotto l’aspetto temporale abbiamo avuto la ventura di prendere simbolicamente per mano sin dai primi passi, fino a vendere la concreta realizzazione. Ma ora c’è dell’altro.  

Uno dei timori espressi nel precedenti scritti paventava che, una volta arrivati alla formale istituzione, il parco potesse rimanere elemento a se stante, avulso dalle potenziali possibilità d’usufruizione, seppur in modo regolamentato. In pratica, che rimanesse un semplice strumento di salvaguardia ecologica, quasi un prezzo di territorio “strappato” sia alle popolazioni residenti, che alla frequentazione degli altri cittadini. Sembra non sia cosi e non ci resta che rallegrarcene. La consolante indicazione viene da alcuni atti recentemente sotto scritti tra il consorzio di gestione del “Parco ragionale delle Orobie bergamasche“, retto dal presidente pro tempore franco Grassi, e altri enti bergamaschi. La convenzione stipulata con il centro “Diocesano per la pastorale sociale” e l’associazione Onlus “Centro per la salvaguardia del Creato”, verte a instaurato l’ordinata fruizione del territorio da parte dei gruppi parrocchiali o degli oratori, secondo un etica ambientale ispirata al principio di responsabilità per la difesa e la gestione dell’ambiente.

Il coinvolgimento, quindi, di forze associative in grado di influire sulla coscienza dei singoli, con l’intento di proporre, specialmente ai giovani, un modo corretto di intendere la natura con: il pieno rispetto dei suoi cicli, la chiara coscienza dei limiti sostenibili, la consapevolezza di un creato non rapidamente rinnovabile, qualora sottoposto a ritmi di tempo e sfruttamenti di massa indiscriminati. Il rapporto diretto tra la gestione del Parco e gli organismi fruitori, farà in modo che essi ricevano istruzioni sugli itinerari percorribili e le località di possibile fruizione con l’elenco delle strutture disponibili per l’accoglienza, l’indicazione di personale idoneo all’eventuale accompagnamento e la fornitura di materiale illustrativo. Se l’intesa funzionasse, come ci auguriamo, sarebbe un’operazione educativa e culturale basilare e di largo affetto, in quanto proiettata direttamente sui giovani e quindi nel futuro. Poi abbiamo avuto notizia di un’altra convenzione, stabilita con la sezione di Bergamo del Club Alpino Italiano, si differenzia dalla precedente in funzione delle specifiche qualifiche di tale associazione alpinistica, appare evidente che l’esperienza del cai nel ambiente di montagna richiami a un rapporto di interazione collaborazione, piuttosto che di semplice fruizione.

Non solo, ma si aggiunga che all’interno dell’area del parco il Cai è proprietario di vari rifugi e gestisce una rete sentieristica di cui lo stesso Parco potrebbe avvalersi, senza arrivare a duplicazione di servizi che contravverrebbero lo stesso buonsenso. Sono gia state individuate alcune materie su cui i due enti possono interagire: strutture ricettive in quota, sentieri, cartografia traffico motorizzato sport alpini estivi e invernali, tutela ambiente montano, monitoraggi geologici e naturalisti, iniziative ricreative alpestri, manifestazioni e convegni alpini, sicurezza e prevenzione in montagna e, non è escluso, che se ne possono aggiungere altre. Si osserva che il Cai, nella doppia veste di fruitore e tutore della montagna, aveva già adottato una serie di statutarie a divesa del patrimonio floristico, faunistico, geologico, estetico e paesaggistico, quindi l’alleanza con il Parco delle Orobie è stata una conseguenza quasi naturale, che verrà a rafforzare e rendere istituzionale l’azione di tutela dell’ambiente alpino. Come restano confermate tutte le prerogative e le varie forme di collaborazione con le Comunita Montane della Val Brembana, dell’Alta Valle Seriana, della Val di scalve e con i comuni montani inseriti nell’area del Parco, esteso per quasi 70.000 ettari, a quote che vanno dai 450 ai 3000 metri. Tra l’altro, la Sede centrale del Club Alpino Italiano, unitamente alla Commissione di Coordinamento lombardo, avevano già stipulato il 27 maggio 2000, un analogo accordo di collaborazione con il confinante “Parco delle Orobie Valtellinesi”.

La coperazione, sembra scongiurare l’adozione di strumenti coercitivi, passibili di tensioni o conflitti, o quanto meno destinati a ingessare la situazione. Al contrario, una cogestione condivisa potrà influire su una serie di soggetti, da sensibilizzare direttamente sul campo, onde diffondere una reale mentalità ecologica e sprigionare, magari, una serie di idee e sinenergie positive per tutti. Mi scuso con i lettori se il tema è parso di toni piuttosto formalistici, mi rendo conto che una volta andare in montagna era molto più semplice, bastavano due cose: prudenza e rispetto, figlie delle buona educazione.

Silverio Signorelli – Ol Giopi’ – Agosto 2007