Presentato ieri un progetto c’e punta su filiere corte e valorizzazione delle reti locali. Il comitato: uniamo Comuni, , associazioni, sindacati e cittadine. Poche risorse, paesi dove, se va bene, le anime sono mille, perché ce ne sono anche da cento, o da ottanta, promesse tante. Stanca di sentirsi dire che la va aiutata, per poi constatare che non arriva nessun contributo o se arriva è mal indirizzato – la prova a voltare pagina da sola. Il territorio vive da tempo una difficile situazione occupazionale e relativa alle prospettive di un diverso sviluppo economico.

Da circa un anno, così, un gruppo di appartenenti a culture e formazioni diverse stanno operando per individuare le linee elaborative di un progetto riconducibile alla esperienza dei distretti di economia solidale. Dove, per ripartire, la parola d’ordine è sviluppo sostenibile: ossia lento, ma costante, certo. Accordi per la definizione di filiere corte, valorizzazione delle reti agrituristiche, delle risorse culturali, storiche e sociali della zona, nuove relazioni mutualistiche: questi gli elementi da cui parte un progetto che vuole essere aperto e includente, attento al rilancio dell’economia della Valle Brembana. Ieri la conferenza stampa di presentazione del progetto, “Distretto di economia solidale Valbrembana” nella sede della Tavola della pace, in Via Roma  a , dove si è illustrato il programma. «Il progetto parte da un ragionamento fatto sulla Valle Brembana » spiega Maurizio Colleoni del comitato pro motore dell’iniziativa. «Abbiamo constatato alcuni elementi: le poche prospettive di sviluppo dell’area, la crisi determinata dalla chiusura di alcune industrie, le iniziative fallite. Per pensare a un rilancio, è nata allora l’idea del Distretto. Per mettere in rete Comuni, Comunità montane, associazioni, sindacati soggetti sociali ed economici, cittadine e cittadini della Valle Brembana, che sviluppino un prospetto di quattro fasi su dodici mesi.

Le prime iniziative partiranno il 9 aprile, con una fase di informazione. Successivamente si avvieranno le mappature delle risorse, umane ed economiche; svolte le dovute verifiche (terza fase) si fonderà il Distretto». Per rimettere in moto la cooperazione partendo dal territorio: dove il prodotto locale, nelle intenzioni, sarà davvero valorizzato, passando direttamente dal produttore al consumatore. Il progetto del Distretto infatti, come sta avvenendo in diversi altri luoghi in giro per il mondo, segue la strategia delle reti come pista di lavoro.

Intende cioè rafforzare e sviluppare le realtà di economia solidale attraverso la creazione di circuiti economici, in cui le diverse realtà si sostengono a vicenda creando insieme spazi di mercato finalizzato al benessere di tutti. In Italia questo percorso è stato avviato nel 2002 a Verona nel corso di un seminario sulle Strategie di rete per l’economia solidale, in cui le numerose realtà convenute hanno deciso di affrontare questo viaggio collettivo. Un primo passo è stata la definizione della Carta per la Rete Italiana di Economia Solidale.

Guido Garau – Il