La Regione recentemente ha approvato nuove regole per la concessione dell’energia idroelettrica in Lombardia: Province e Comuni avranno più voce in capitolo. I Comuni chiedono all’Enel di rideterminare i valori catastali sottostimati. Da Valbondione a , le entrate potrebbero essere milionarie. In 25 si affidano al coordinamento del Bim: manna per chi è in crisi. Casse vuote e piccoli Comuni in crisi? L’aiuto per risollevarsi arriverà dalle centrali idroelettriche. Ma non con la produzione di energia. La nuova fonte di guadagno sarà la rideterminazione dell’Ici sugli impianti, dalle turbine alle dighe fino alle condotte. E potrebbero essere fior di soldi, anche mezzo di milione di euro all’anno per una centrale come quella dei Dossi di Valbondione.

Una vera e propria manna per Comuni montani di piccole dimensioni alle prese con bilanci sempre più magri.
Il calcolo dei valori catastali La questione: le società elettriche (a iniziare da Enel) hanno sempre ritenuto corretto determinare il valore catastale delle centrali facendo riferimento ai soli fabbricati, in pratica l’edificio spesso ospitante il custode. E, di conseguenza, l’Ici è sempre stata pagata solo per tali fabbricati, escludendo condotte, dighe, canali di derivazione, opere di presa, gallerie, invasi, turbine. Per la centrale di Dossi, il Comune di Valbondione finora ha incassato 13 mila euro all’anno, per la di Carona, il Comune riceve 26 mila euro. Finché nel 2005 e nel 2006 la legge stabilisce definitivamente cosa debba essere considerato ai fini della rendita catastale per le centrali: ovvero calcolando quanto finora non era stato compreso degli impianti di produzione. Ma la rideterminazione dei valori catastali non avviene in modo immediato: le società elettriche naturalmente non ne hanno interesse e per i Comuni non sono ancora anni di «vacche magre» e non si corre a chiedere a Enel o ad altre società di rivedere i valori. Finché qualche amministrazione comunale, legge alla mano, inizia a volerla applicare.

E chiede alle società di accertare il valore catastale dei propri impianti. Tra i primi a partire ci sono Comuni della Valtellina, del Friuli, dell’Abruzzo. Valbondione apripista Da noi è Valbondione che, sulla scorta dell’esperienza di un comune bresciano, per primo si rivolge a Enel chiedendo una verifica dei giusti valori catastali della centrale di Dossi. E dopo quattro anni è riuscita a spuntarla (a meno di ricorsi di Enel): l’Agenzia del territorio ha stabilito una nuova rendita catastale della centrale che fa schizzare l’Ici dovuta al Comune da 13 mila euro a 460 mila euro all’anno. Sommando arretrati, penali e interessi, al Comune seriano dovrebbero andare qualcosa come due milioni di euro. In Bergamasca i Comuni sul cui territorio sorge un impianto idroelettrico sono una settantina e altrettanti, quindi, le Amministrazioni che potrebbero chiedere un accertamento dell’Ici. Qualcuno, come Valbondione, Valgoglio, Gandellino, Carona o Moio de’ Calvi, sta procededendo singolarmente, con propri tecnici.

Ci sono poi altri 25 Comuni (Almè, , Branzi, Casnigo , Cene, Fara d’Adda, Gandellino, Gorno, Gromo, Isola di Fondra, , Olmo al , Oltressenda Alta, Ornica, Parre, Piario, Pradalunga, Roncobello, Santa Brigida, San Pellegrino, , Ubiale , Valtorta e Villa d’Almè) che si sono affidati al Bim-Consorzio del bacino imbrifero montano del lago di Como e dei Brembo e Serio (in comprende 31 impianti idroelettrici), ente che si è proposto come coordinatore nei rapporti con l’Agenzia del territorio (a cui compete la determinazione delle rendite catastali). Il coordinamento del Bim «Ci sono Comuni – spiega il presidente del Bim – che non sanno neppure di avere impianti idroelettrici da accatastare. Magari la centrale è nel comune vicino ma sul proprio territorio passano condotte o gallerie. E l’Ici andrebbe pagata anche su questi. Il Bim metterà a disposizione le prime risorse per avviare l’accertamento e terrà i rapporti con l’Agenzia provinciale del territorio».

La richiesta di accertamento delle rendite viene fatta dai Comuni alle società elettriche. Se, entro 90 giorni dal ricevimento della richiesta del Comune, la società non ottempera all’obbligo della nuova dichiarazione, l’Agenzia del territorio procede a calcolare la nuova rendita. «Grazie alle nuove entrate Ici – conclude Personeni – ci sono Comuni che potrebbero diventare una “piccola Svizzera”. Per gli altri la possibilità di sanare i bilanci che, in tempi di “coperte corte”, non è certo cosa da poco».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo

Produzione e Distribuzione e Energia Elettrica in Alta Valle Brembana