«Regione contraddittoria», «provvedimenti assurdi», «la gente di non va presa in giro», «siete fuori dal mondo», «mancanza di trasparenza e concretezza» e via di questo passo. Ieri mattina i sindaci dei paesi bergamaschi montani non hanno usato mezzi termini per criticare l’operato della in materia di sostegno alla montagna. D’altronde l’obiettivo dell’incontro, tenutosi nella Sede territoriale di , in via XX Settembre, e voluto dalla Regione (dopo quelli svoltisi a Sondrio e Lecco), era proprio quello di confrontarsi con gli amministratori.

Dopo il saluto del dirigente della Ster Claudio Merati, dell’assessore regionale all’Ambiente Marcello Raimondi e la descrizione delle iniziative regionali per la montagna a cura dei dirigenti (a iniziare dal fondo per la montagna), sono seguiti gli interventi dei sindaci.

«Regione contraddittoria»
E loro – una quarantina i presenti, insieme a tutti i presidenti della Comunità montane bergamasche – hanno preso la palla al balzo, chiedendo, in estrema sintesi, la necessità di un maggiore sostegno economico, meno burocrazia e più concretezza. Tra le principali critiche la recente decisione della giunta regionale di far compartecipare al 20% i comuni nelle spese di «somma urgenza» in caso di messa in per calamità naturali. «La Regione è contraddittoria – ha detto il sindaco di Imagna Maurizio Melchionne –. Da una parte dice di preoccuparsi della montagna e poi approva una delibera come quella sulla “somma urgenza”. Un comune come il mio non riuscirà mai a finanziare tali spese». «Il pronto intervento – ha aggiunto il presidente della Val di Scalve Franco Belingheri – era una delle poche cose che funzionavano in Regione. Ora chiedono a noi i soldi anche per questo. Qui siamo fuori dal mondo. È assurdo che si chiedano soldi proprio ai piccoli comuni».

«Bandi a vuoto per dettagli»
Poi l’attenzione si è concentrata sui bandi. «Spendiamo un sacco di soldi per fare progetti su bandi regionali – ha affermato il sindaco di Selvino Carmelo Ghilardi –, progetti che poi non vengono o non sono ammessi: magari, come mi è capitato, perché la carta d’identità del sindaco era scaduta da tre giorni o perché sono arrivato un minuto e mezzo dopo la scadenza. Questo non vuol dire aiutare i piccoli comuni. Occorre essere più snelli e concreti».

«La definizione di montagna»
Se il presidente della Comunità montana Eli Pedretti ha chiesto più aiuto in considerazione della densità abitativa del proprio territorio, il collega della Val ha ricordato come «occorre ragionare sulla corretta definizione di montagna e sui criteri di destinazione delle risorse. Oggi, per esempio, Livigno è in cima alla lista dei paesi montani, ma forse è il comune che ha meno bisogno di aiuto».

C’è chi ha sollevato gli ostacoli che arrivano dal Parco. «Ci è sempre stato detto che il Parco non sarebbe stato un costo per i comune – ha detto Mazzoleni –. L’ultima previsione, invece, è quella di far compartecipare i comuni ai costi». «L’anno scorso ho presentato un progetto di sviluppo turistico sull’Arera – ha affermato il sindaco di Oltre il Colle Rosanna Manenti – bloccato proprio dal Parco». Critiche sono andate anche al Bim, il Consorzio dei bacini imbriferi. «Grazie alla nostra centrale – ha sostenuto il sindaco di Moio Davide – il Bim prende 426 mila euro ma ciò che torna al paese è pochissimo. E, intanto, il Bim distribuisce soldi ai paesi non montani. Ma la gente di montagna non va presa in giro». I dirigenti hanno raccolto critiche e proposte che ora saranno girate alla Regione.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo