Capita, a volte, che le piccole superino le grandi: è proprio quello che succede nella classifica dei “Comuni rinnovabili ” stilata da , che mette in fila città e paesi italiani in base alla quantità di energia pulita prodotta, misurando i kilowatt garantiti da solari, idroelettrici, biotermici, eolici e a biomassa. Insomma, da fonti rinnovabili. E se in altre situazioni sono le grandi metropoli a far la parte del leone, questa volta tocca a paesi piccoli e piccolissimi proporsi a modello, almeno dal punto di vista ecologico.

E non pochi di questi comuni si trovano in . Pognano, ad esempio, con i suoi 795 kilowatt per abitante prodotti grazie ai pannelli fotovoltaici, si trova 11esima in classifica, mentre e sono rispettivamente decima e 11esima per il solare termico: posizioni assolutamente prestigiose, se contiamo che i municipi italiani sono poco più di ottomila. La provincia orobica, anche grazie alla sua conformazione, sbanca la classifica del “mini idroelettrico”, ovvero dell’energia prodotta da impianti “casalinghi” che toccano un massimo di 3 megawatt. Sono ben 4 i comuni orobici, tutti d’alta , nei top 50: Valbondione e Vilminore di Scalve (14esimi a pari merito), Castro al 33esimo e Azzone al 45esimo. Ben rappresentanti anche i produttori di energia geotermica (l’energia generata per mezzo di fonti geologiche di calore): San Terme è 12esima nella hit della geotermia elettrica, mentre nella lista delle città che più riescono a sfruttare questa risorsa per produrre calore troviamo Scanzorosciate al 13esimo posto, Cologno al Serio al 21esimo, Sovere al 37esimo, Endine Gaiano al 40esimo. riceve poi una menzione speciale del capitolo “buone pratiche”: «Nel Comune di – scrive il rapporto di Legambiente – è stato installato, a Villa Masnada, un sistema geotermico con sonde verticali a circuito chiuso (che sfruttano cioè la differenza tra l’ambiente esterno e il sottosuolo per la produzione di energia) abbinato ad un sistema geotermico con sonde orizzontali a circuito aperto, che invece preleva acqua dalle falde, tramite un pozzo geotermico e una pompa elettrica, e ne assorbe, tramite uno scambiatore, il calore.

In questo caso l’acqua raffreddata viene utilizzata per l’irrigazione del parco e della vigna e la quantità in eccesso viene immessa in un canale. Il sistema geotermico integrato installato consente una riduzione annua d’emissioni di Co2 pari a 285,1 tonnellate. Grazie ai risparmi in bolletta del 66% il ritorno economico è stimato in meno di 4 anni». E la città? Anche il capoluogo rientra in due classifiche “rinnovabili”: è 17esimo a livello italiano per la produzione di elettricità da biomassa, e 23esimo per diffusione del teleriscaldamento.

Mara Mologni – DNEWS