Valle Brembana – Lavorano a cielo aperto, anche a più di 1.600 metri di altitudine, da oltre quattro secoli. E il 4 dicembre, giorno dedicato alla loro patrona Santa Barbara, segna anche il termine della stagione lavorativa. Sono i cavatori di ardesia dell’alta Valle Brembana, conosciuti come i piöder. Attualmente sono attive quattro ditte e vi lavorano 47 dipendenti: a la cooperativa San Pantaleone (16 cavatori) e la Deca srl (7), mentre a Valleve la ditta Curti&Bianchi (10) e la cooperativa Ceav (14). La lavorazione dell’ardesia è tuttora eseguita a mano: l’abilità dei piöder sta in colpi decisi ma morbidi, portati sulle lastre di pietra con un martello a punta. «Per l’escavazione, da circa vent’anni si utilizzano macchinari all’avanguardia – racconta Angelo , 76 anni di Valleve, cavatore per 37 –, ma negli Anni Sessanta era un lavoro esclusivamente manuale: per fare un foro lungo tre metri nella roccia, per inserire poi l’esplosivo, ci impiegavamo una giornata. Il lavoro cominciava alle 6,30 e i primi anni, quando non c’era la di collegamento alla cava, si rimaneva lassù a dormire in una baracca tutta la settimana. Il lavoro era duro, ma ne ero innamorato».


Un lavoro stagionale
La stagione lavorativa dei piöder va da aprile-maggio a novembre e nella restante parte dell’anno la maggior parte svolge la propria attività negli impianti di risalita della zona. Tra i più giovani c’è Simone Eroini, 30 anni, laureato in giurisprudenza. «Da tre anni lavoro alla Ceav, fondata 52 anni fa da mio nonno e altri soci e nella quale ora è presidente mio papà – spiega il giovane cavatore –. La cooperativa cura tutti i passaggi, io alterno il lavoro in ufficio a quello in laboratorio e la giornata lavorativa è normale: comincia alle 8 e termina alle 17. È un lavoro fisicamente impegnativo, ma dà soddisfazioni».

L’ardesia cavata nei due paesi si distingue per la composizione chimico-fisica: quella di Branzi ha un’alta componente di silice e si presenta in una gradazione di colori grigio-blu, mentre il porfiroide di Valleve è a base di calcare e si distingue per il colore grigio scuro.  L’utilizzo delle piöde è ormai diffuso in tutte le , nel Nord Italia e all’estero, nelle zone alpine. L’ardesia, sagomata «alla francese» o «a squame», dalle forme denominate «grezza», «rustica» o «piemontese», viene impiegata per il 90% nella realizzazione dei tetti, ma anche per la pavimentazione e l’ornamento di e muri.

Il nodo burocrazia
Il ricambio generazionale e il giacimento di ardesia sembrano assicurare lavoro per decine di anni, ma a frenare la produzione è soprattutto la burocrazia. «Siamo bistrattati da tutti – dice Leandro Eroini, presidente della Ceav –: quest’anno il Comune ha aumentato in maniera spropositata l’affitto della cava, stiamo aspettando da anni che Regione e Provincia approvino definitivamente il Piano cave e speso per la burocrazia è scoraggiante. Un esempio, i dipendenti hanno la patente di fuochini per l’utilizzo dell’esplosivo e sono sottoposti a 4 visite mediche diverse nel corso degli otto mesi lavorativi, ma sono giorni persi e si potrebbe concentrare tutte le visite in un unico giorno». 
Athos Curti, rappresentante legale della Curti&Bianchi, conferma: «Essendo un prodotto collegato al campo edile risentiamo della crisi, ma soprattutto siamo oberati dalla burocrazia e dalle autorizzazioni per cavare, che non vengono approvate».

Negli ultimi anni, inoltre, è subentrata la concorrenza delle ardesie made in Cina, India e Corea del Sud. «Il loro porfiroide costa quattro volte meno del nostro – spiega il rappresentante legale della San Pantalone, Elio Midali –. Siamo inoltre scoraggiati ad investire, perché da 12 anni la Provincia emana proroghe biennali e come possiamo pensare al futuro se siamo vincolati?». Uno spiraglio di speranza viene dalle parole di Barbara Midali, responsabile della Deca. «L’ufficio della nostra ditta è tutto al femminile e ci occupiamo dell’aspetto amministrativo e commerciale, partecipando a fiere e promuovendoci all’estero. La crisi ha picchiato duro, soprattutto quest’anno, ma non mancano attivismo e fiducia».

Eleonora Arizzi – L’Eco di

Piödé, piödéra e piödér – il Porfiroide Grigio di Branzi