I Gogisland sono due
-La Valle Brembana Articolo letto da 270 Utenti - Pubblicato il 19 Agosto 2007
I “Gogisland” sono due, parola di San Carlo
Orografia e storia distinguono nell’alta Val Brembana un comprensorio orientale e uno occidentale.
Di Alta Valle Brembana ce n’è una sola? Domanda stravagante, ma da un milione (di euro). Risalendola verso settentrione, da Camerata Cornello sino al confine con la provincia di Sondrio, non si esce dal territorio gogìs. Ma, se lo si percorre trasversalmente dai Tre Signori a quello del Diavolo (cioè dall’estremo nord-ovest all’estremo nord est), questo contrafforte delle Orobie, solcato dai due rami iniziali del Brembo, presenta via via aspetti ambientali cosi differenti fra loro da configurare due distinti comprensori, con la Priula a fare da linea di demarcazione.
Ricordiamo che questa è la strada aperta, nel 1593, da Capitano Alvise Priuli per collegare direttamente Bergamo, estremo baluardo occidentale della Serenissima, alla Valtellina e alla Repubblica dei Grigioni, raggiungibili in precedenza solo percorrendo la tortuosa Via Mercatorum. Delle diverse caratteristiche orografiche, idrografiche ed etnografiche del bacino dell’alto Brembo, i governanti lagunari avevano tenuto pragmaticamente conto, un secolo e mezzo prima, nel ripartire la provincia bergamasca appena conquistata ai Visconti, ad esclusione di alcuni lembi marginali tra i quali Vedeseta in Valtaleggio, strenuamente filomilanese in (mandamenti), “valli separate” (quelle di frontiera), e “spodestare” (i centri più importanti dopo il capoluogo). Vincenzo marchette (introduzione alla di giovanni Da lezze, fonti per lo studio del territorio bergamasco, Op. vii-ed. provincia di bergamo, 1988) osserva tra l’altro: <. E aggiunge: , e cioè … la Val Taleggio, con Pizzino; la Valtorta; le valli d’Averara e dell’Olmo, con Averara. Alla luce di ciò e di quanto ora riferiremo, non ci pare fuori di logica ipotizzare l’esistenza di un Gogisland cis-priulano e di un Gogisland trans - priulano (si perdoni la goffaggine dei neologismi) aventi rispettivamente in Carona e in Mezzoldo i Comuni più a nord.
1. Tradizioni e documenti attestano che, anche prima della ripartizione Veneta, le terrae (villaggi) dell’Alta Valle occidentale intrattenevano rapporti - commerciali, politici, eclesiastici, interfamiliari molto più intensi con quelle della limitrofa Valle Taleggio accessibile con relativa comodita attraverso il valico Raspaluco (poi baciamorti). Compilato da una costituente di nove Savi,membri delle famiglie più autorevoli delle due valli - dilaniate allora delle due valli - dilaniate allora della faida tra Guelfi e Ghibellini - questo disposto normativo (lo stesso rimarra in vigore fino all’eta Franco-napoleonica ) fu emanato alla Lavina di Vedeseta dal Concilium locale nel 1358, per diretta volontà del Dominius generalis, Bernabo Visconti. A costui, nella spartizione col fratello Galeazzo della signoria milanese (1355), erano toccati, secondo il principio pratimonialistico vigente nel medioevo, anche i territori dell’Oltreadda (Bergamo, Brescia). Il principe intervenne alla deliberazione tramite il proprio vicario, Leonardo da Barsano, autentico suo locumtenens.
Significativo è da ritenere il fatto che, per la straordinaria occasione, la Val Taleggio e la Valle Averara fossero state sottratte da Bernabo’ alla secolare dipendenza della confinate Valsassina. Da quanto precede riesce ben arguibile che le due vallate costituivano una sola communitas, le cui origini verosimilmente vanno ricercate nel godimento, regolato da consuetudini secolari e trasferite nel ‘300 negli Statuta, di un patrimonio rustico unitario. E, credibilmente, in seguito furono proprio sopravvenute controverse di pascolatico, legnatico, foglitico ad accendere su queste montagne frequenti e sanguinosi scontri tra le due fazioni predette. Le quali, da tempo. Avevano perduto, trasferendosi in Italia dalla Germania, il supporto ideologico originario di sostenitrici rispettivamente del Papa e dell’Imperatore, per contrassegnare invece conflitti locali per la fruizione degli usi civili.
2. Venezia costituì il settore brembano orientale - dai Piani di Scalvino (Lenna) fino alla frontiera valtellinese - in “quadra d’Oltre la Goggia” con Piazza Brembana per capoluogo. Goge (aghi), spieghiamo ora - sono chiamate due guglie rocciose elevatisi, oltre Camerata Cornello sulla sponda sinistra del Fiume Brembo presso la confluenza del torrente Parina. Costituiscono il punto di separazione naturale tra l’alta e la media Valle Brembana. Dal secolo XV sino all’occupazione napoleonica (1797), segnarono pure quello tra le due “quadre” della Valle Brembana inferiore e della Valle Brembana “d’Oltre la Gucchia”. E’ supponibile che dati da allora il soprannome di Gogìs, attribuito agli abitanti dell’alta vallata del Brembo.
3. La Serenissima, come sè accennato attribuì invece, lo stato di “Valli separate” a quelle di Cassiglio, Ornica e Valtorta (Stabina), di Averara, Santa Brigida e Cusio (Moresca, con Mezzoldo) e di Taleggio (dell’Enna). Tale distinzione apporto’ alle medesime nuovi privilegi, previa la conferma di quelli gia’ ottenuti sotto la signoria viscontea. Anzi, autonomie (inclusa quella di reggersi con i propri statuti) ed esenzioni fiscali furono, al momento dell’annessione a San Marco, addirittura accresciute dal Doge. Evidentemente il Senato della Dominante ravvisa in questi luoghi alpestri, e quindi meno controllabili di quelli della Gera d’Adda - nella Val Taleggio in particolare, s’incunea minaccioso il saliente ispano - milanese di Vedeseta -, il settore del proprio confine occidentale piu’ esposto ad improvvisi attacchi spagnoli: percio’ indispensabile alla sua sicurezza diviene la fidelitas (lealtà) dei montnari, naturali “guardie alla frontiera”. Ecco il motivo di quegli straordinari benefici, mai concessi ad oltre comunità.
4. Nella circoscrizione occidentale, altro elemento rimarchevole per la nostra tesi, confluiscono entrambe, l’antica e la nostra tesi, l’antica e la nuova, le vie di comunicazione con la Valtellina. La quale, dal Cinque al Settecento, si presenta come il corridoio strategico congiungente il Regno degli Asburgo d’Austria, alle spalle della Repubblica del Leone. La inevitabile ostilità, con contorno di 007 e congiure, tra questa e gli altri due Stati esplode non di rado in scontri armati con risvolti particolarmente atroci :il sacro macello, perpetrato, nel 1620, dal partito filo-spagnolo ai danni dei protestanti filo-veneziani di Sondrio, Morbegno e Tirano ne è il più tragico esempio.
5. Diversamente dalle altre chiese brembane, dipendenti dal Vescovo di Bergamo (costantemente un patrizio veneto), quelle della Valtorta, della Valle Stabina, della Valle d’Averara e di Mezzoldo con quelle della Valtaleggio appartengono all’Arcidiocesi milanese. Tale situazione protrattasi fino al 1784, anno in cui un trattato fra Imperatore, Pontefice e Repubblica Veneta sanzionò il passaggio di alcune parrocchie di Milano a Bergamo e viceversa in modo che le rispettive giurisdizioni statali ed eclesiastiche coincidessero - non fù priva di conseguenze signicative e, a volte, anche drammatiche. Una per tutte: durante l’interdettto (1605-1607), fulminato da Paolo V contro Venezia, le predette si trovano tra due fuochi: quello civile, rappresentato dai Rettori veneti di Bergamo e quello eclesiastico, impersonato dall’Arcivescovo di Milano. I primi imponevano la assoluta applicazione delle direttive del loro governo ingiungenti ai parroci, pena la condanna capitali, di celeblar messa e amministrare i Sacramenti, ad onta del divieto pontificio; il secondo irremovibile assertore verso i suoi sacerdoti dell’assoluto rispetto della sentenza papale. E, con il cardinal Federigo Borromeo, come ben sapeva il suo cappellano crocifero (cap. Xlll) c’era poco da sgarrare. San Carlo - suo zio, maestro e predecessore - per quei luoghi silvestri e allora romiti era transitato in visita pastorale per ben due volte (1566e1582). Benefacendo, come tramandano carte d’archivio e lapidi, ma pure investigando e correndo severamente. A ricordare quelle vicende lontane rimane il rito ambrosiano praticato tuttora in quelle parrocchie.
Bernardino luiselli - Ol Giopì
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