I Caduti della Repubblica Sociale in Valle Brembana
_Storia e Leggende Articolo letto da 917 utenti - Pubblicato il 12 ottobre 2007La storia, si dice non senza ragione ma con molte eccezioni, la scrivono i vincitori. Qualche volta, soprattutto le dittature ma non solo, la negano con pervicacia, imponendo una visione ufficiale e vietando la libera ricerca e ricostruzioni eterodosse. Anche in questi giorni uno stato domocratico come la Spagna la giusta volontà di riconoscere agli sconfitti repubblicani (cancellati dalla storiografia ufficiale franchista) si è estesa alla decisione, contenuta nella Ley de memoria historica, di cancellare non solo i monumenti del passato regime, ma anche le lapidi che ricordano, spesso all’interno delle chiese, i caduti di parte nazionalista, comprese le decine di migliaia di preti, frati e monache, che non erano affatto combattenti. Questi però sono elementi di una storia, di una vicenda reale, che dev’essere superata nella democrazia e combattuta con le idee e non con le leggi e le ruspe.
Anche in Italia dal 1945 ad oggi l’intellighenzia dominate ha volutamente cancellato la parte sconfitta nell’ultimo conflitto mondiale e nella guerra civile conseguente. Con questo breve scritto la mia intenzione è quella di ritornare alla luce un pezzo di storia della Valle Brembana, che, come tutto il resto del Nord Italia, ha vissuto il dramma di una guerra civile che ha contrapposto con le armi parenti, amici, compaesani.Â
l’Ex presidente della Camera Luciano Violante (già dirigente del PCI)  nel suo discorso di insediamento alla Camera dei Deputati nel 1996 ha detto: “Mi chiedo se l’Italia di oggi – e quindi noi tutti – non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri; non perché avessero ragione o perché bisogna sposare, per convenienze non ben decifrabili, una sorta di inaccettabile parificazione tra le parti, bensì perché occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà . Questo sforzo, a distanza di mezzo secolo, aiuterebbe a cogliere la complessità del nostro paese, a costruire la liberazione come valore di tutti gli italiani, a determinare i confini di un sistema politico nel quale ci si riconosce per il semplice e fondamentale fatto di vivere in questo paese, di battersi per il suo futuro, di amarlo, di volerlo più prospero e più sereno. Dopo, poi, all’interno di quel sistema comunemente condiviso, potranno esservi tutte le legittime distinzioni e contrapposizioni.“
In quest’ottica (senza alcuna volontà di revisionismo) una breve ricerca mi ha permesso di raccogliere un elenco dei caduti della Repubblica Sociale Italiana legati alla Valle Brembana (di origine brembana o morti in Valle Brembana), perchè anche loro fanno parte della storia, della realtà e perchè, seppure con motivazioni condannate dalla storia, misero in gioco se stessi e la loro esistenza per una causa, una guerra già persa, per l’onore d’Italia e per qualcosa in cui credevano, fino a donare la vita. Per questo io li voglio ricordare.
Luca Urbani
Elenco Caduti RSI Valle Brembana (file .pdf)
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Inserito il 27 ottobre 2007 alle ore 09:43 UTC
salve credo che la storia si scriva e si riscriva (revisione) comunque sui documenti e sulle testimonianze, certo con la consapevolezza dei loro rispettivi limiti. Poi l’onesta intellettuale e morale sta nel lavorare con senso critico nella ricerca della storia. Non basta ed è poco credibile oggi indicare nell’intellighenzia dominante se mai esiste in una democrazia, il mandante dell’oblio dei fascisti sconfitti dalla storia, se mai è che tirando un filo nella trama di una storia si scoprono altri fili e altre trame di altre storie, che in una guerra civile come ben lei ha scritto, ha contrapposto parenti amici e compaesani, che da soli accennano alla complessità dei relativi rapporti. Se lei prolungasse la sua breve ricerca, può scommettere che la prima sorpresa sarebbe trovare ancora archivi privati e pubblici poco disponibili alla consultazione e non solo per mancanza di fiducia all’onesta della ricerca, ma anche per incertezza di fidelizzazione ideologica, per pratica diffusa all’indiscrezione e manipolazione, che pregiudica qualunque rapporto di fiducia tra ricercatore e detentore dell’archivio, per interpretazione restrittive dei regolamenti di accesso ecc… Un lavoro delicato e faticoso per lo storico serio non crede? Che centra allora l’intellighenzia dominante se non come frustra giustificazione di una contrapposizione ideologica? Mi permetto di proporle una lettura interessante “Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della resistenza 1943-1945″ a curata da Mimmo Franzinelli le scie Mondadori La presentazione dell’autore è onesta seria come deve essere, e avverte la complessità dei protagonisti delle due parti, resistenti e fascisti, non livella nella morte quanto nella vita di quei tempi era diverso e diviso. Se lei trovasse le foto dei caduti della RSI da lei pubblicati e aggiornasse i profili biografici sarebbe una occasione interessante per la storiografia della valle la ringrazio patrizio
Inserito il 9 gennaio 2008 alle ore 12:21 UTC
desidererei sapere quelli che non furono fucilati e perchè , e se mio padre mario franzil all’epoca del 44 e 45 si trovava,a s.pellegrino terme con quali mansioni e da quale ,ministero della repubblica sociale dipendeva , e dove,abitava, considerato che conosceva anche un partigiano,che poi diventò sindaco di s. pellegrino terme.