San Pellegrino Terme – «L’autorizzazione per i lavori è arrivata». L’annuncio è del che sta per dare il via alle operazioni sull’edificio più recente dell’ a San , primo passo per la creazione del centro termale che rilancerà la cittadina . Una demolizione che, nel progetto curato dalla proprietà insieme alla Despe di Torre de’ Roveri, diventa operazione chirurgica con l’obiettivo di limitare e rendere sostenibile l’impatto con il territorio e gli edifici circostanti. Chi pensa a ruspe e bulldozer si sbaglia: il vecchio albergo sarà «decostruito», letteralmente smontato in modo anche scenografico dato che la macchina di piccole dimensioni chiamata ad abbattere pezzo per pezzo le camere e i piani sarà calata dall’alto. Non solo: per monitorare in modo continuo eventuali vibrazioni saranno posizionati tre sismografi.

«Ogni azione (l’opera inizierà a giorni, probabilmente la prossima settimana, ndr ) avviene nel rispetto dell’area. La scelta è stata fatta anche in sintonia con la spa», precisano dal Gruppo Percassi. In realtà non sono mancati nei mesi scorsi momenti di tensione se la società leader nel settore delle acque minerali, che ha seguito da vicino il percorso del progetto, ha parlato apertamente in una lettera protocollata a giugno in Comune di «disappunto» e «di noto rischio di interferenza con la sottostante e limitrofa sorgente San Pellegrino», chiedendo e ottenendo garanzie. I dettagli della decostruzione – che costerà circa 500 mila euro – sono ora noti. Il terreno sarà protetto con impermeabilizzazioni e le vibrazioni controllate. Prima di tutto la struttura, quattro piani fuori terra, sarà interamente «impacchettata»: «Questo per evitare la dispersione di polvere, ed è lo stesso motivo per cui verrà nebulizzata acqua costantemente. Una misura che non è eccezionale: si agirebbe così in qualsiasi centro cittadino».

Poi una mini-macchina per demolizioni sarà sollevata per 15 metri e appoggiata all’ultimo piano, dove inizierà a smontare le stanze. I detriti verranno allontanati fino a che si arriverà al piano terra: «L’area sarà protetta da guaine, quindi in . Un’opera che la tutelerà anche più di quanto lo sia ora, visto che sopra c’è una struttura abbandonata». In questo il Gruppo Percassi si riallaccia alla posizione della Sanpellegrino, che resta proprietaria di una piccola parte dell’area: «Con la società il dialogo è continuo. La decostruzione, però, sarebbe avvenuta comunque in questo modo». Dalla società che porta l’acqua brembana nel mondo spiegano ora: «Abbiamo chiesto cautela in un’ottica che non va intesa in senso critico, bensì costruttiva e indispensabile per quello che riteniamo un interesse primario. I dettagli che abbiamo chiesto (procedura in caso di emergenza ambientale, ndr ) ci sono stati comunicati. Siamo soddisfatti». I tre sismografi posti nel terreno (lo scavo scenderà fino a tre metri) contribuiranno al monitoraggio. Nel frattempo – «i permessi per questa parte d’opera sono attesi a giorni», concludono dal Gruppo Percassi – si passerà al recupero della sala bibite e del porticato.

Anna Gandolfi – Il Corriere della Sera – e Provincia