robyE’ morto l’alpinista Roby Piantoni, lo sportivo , 33 anni è precipitato mentre si arrampicava sulla parete sud. Gli scalatori che erano con lui, hanno recuperato la salma e l’hanno sepolta nella . È morto come il padre, precipitando da quelle che tanto amava e con cui si voleva sempre confrontare. Roberto Piantoni, 32 anni, esperto alpinista di Colere, ha perso la vita in Tibet mentre risaliva con una spedizione una delle vette più ambite dell’Himalaya, lo Shisha Pangma, quattordicesima montagna più alta della terra.

Insieme ad altri due sportivi bergamaschi, Marco di Dossena e Yuri Parimbelli di Seriate, e con il valtellinese Adriano Greco, Roby, come tutti lo chiamavano, era partito a metà settembre con un’ambizione ben salda nella testa: scalare la parete Sud del Shisha Pangma, aprendo una via nuova che poteva ripercorrere la prima parte del tracciato Troillet-Loretan per poi proseguire sullo sperone roccioso soprastante. La spedizione doveva durare un mese e mezzo e il rientro era previsto infatti a fine ottobre. Domenica i tre amici si erano messi in marcia per raggiungere la vetta, ma durante la scalata avevano incontrato un forte vento che rendeva pericolosa la missione, così avevano deciso di rientrare al campo base. Poi la partenza per una nuova scalata. E martedì alle 3 di notte, in Seriana, è arrivata la tremenda notizia: Roby ha perso la vita durante il tentativo di raggiungere la vetta, su un tracciato di ghiaccio e rocce. Secondo le prime notizie che arrivano la Tibet, attorno a 6.700 metri i tre scalatori hanno dovuto abbandonare l’idea della loro impresa, perchè il ghiaccio era troppo pericoloso. Pare che si siano aiutati con delle vecchie corde fisse, ma Piantoni ultimo dalla cordata, sarebbe scivolato. I due, prima di fare rientro al campo base avanzato, avrebbero avuto la forza di recuperare la salma di Roby, per poi seppellirla sotto la neve. Una circostanza questa ancora da verificare, dato che le notizie giungono direttamente dal Tiber in Italia in maniera concitata. Il papà di Piantoni, Placido, aveva perso la vita in montagna, cadendo durante una spedizione in Sud America.

Era scomparso nel 1981 sul Pukaijrka, un seimila delle Ande Peruviane. Come lui Piantoni aveva all’attivo diverse spedizioni. Ha salito il suo primo ottomila nel 2004, il Gasherbrum II, 8035 metri. Poi sono arrivati la middle del Broad- Peak 8030 metri nel 2005, un tentativo di concatenamento dalla cresta est dei Gasherbrum concluso con la vetta del GI, Hidden Peak 8068 metri.

La passione per la montagna raccontata nel suo blog..
Penso – scriveva l’alpinista nel suo blog – che ognuno di noi abbia dei sogni nel cassetto, e penso anche che questi non siano altro che uno specchio della nostra infanzia, un ponte di collegamento tra il noi piccoli ed il noi grandi. Da bambini si sognano tante cose, si hanno aspirazioni ed aspettative, e crescendo cerchi in tutti i modi di non deludere quel mio piccolo che purtroppo ed inevitabilmente ti ha lasciato, cedendoti il testimone per entrare nella realtà adulta. Ti accorgi quindi che i sogni che avevi da bambino sono proprio difficili da realizzare, ma ti resta comunque una promessa da mantenere, una parola data a quel mio piccolo che ti ha salutato alcuni anni fa. Bene, il mio mio piccolo voleva andare in montagna, voleva scalare e voleva salire in alto. Il 26 maggio 2006 Roby Piantoni aveva scalato l’Everest, 8848 metri, senza usare l’ossigeno: un’impresa riuscita, nella storia, a poco piu’ di un centinaio di alpinisti.

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Partiti i protagonisti della spedizione allo Shisha Pangma (8027m.)