La Cina è vicina. E per la Smi Spa di lo è ancora di più. «Le vendite dei nostri prodotti a Pechino – spiega Paolo Nava, presidente e amministratore delegato di Smigroup – raggiungono ormai un quinto del nostro fatturato. E per i primi mesi dell’anno prossimo contiamo di avviare una filiale in Cina». Già ora sono presenti due uffici di rappresentanza (a Guangzhou e Nanijng), evidentemente non sufficienti per seguire lo sviluppo del business in Oriente. «L’Asia, insieme al Medio Oriente e all’Africa, rappresenta uno dei mercati più promettenti», aggiunge Nava.

La Cina in particolare, nonostante «le difficoltà logistiche (ci vogliono quaranta giorni perché la merce arrivi via nave ai clienti cinesi) e la tassa d’importazione del 10%», che sfavorisce la Smi nei confronti della concorrenza locale, sta dando soddisfazioni al gruppo brembano. I problemi logistici e i dazi doganali potrebbero forse essere superati con un’unità produttiva locale. Nava però non si sbilancia: «Non escludiamo nulla», si limita a dire. Intanto si apre una filiale commerciale, che avrà a regime circa venticinque dipendenti, più o meno il doppio degli attuali addetti negli uffici di rappresentanza.

Il 95% del fatturato dall’estero
La decisione s’inquadra nella forte vocazione all’export della Smi. Infatti, il 95% del fatturato (quasi 82 milioni quello registrato nel 2009 «e per quest’anno dovremmo essere in linea, forse qualcosa di più», dice il presidente di Smigroup) proviene dalle vendite oltre confine. «Nei Paesi in via di sviluppo, il mercato delle bibite è in ascesa», a differenza del mondo occidentale, che vede il settore stabile. La Smi investe molto anche «nell’innovazione continua – aggiunge Fabio Chiesa, managing director della società – con valori che ormai raggiungono il 5% del volume d’affari. Stiamo portando avanti progetti di fornitura che portano a risparmi in campo energetico. Come nel caso di una linea altamente innovativa, in corso di installazione presso una fonte qui in Val Brembana, che porterà sia ad un risparmio energetico sia all’ottimizzazione del processo produttivo».

«D’altronde questa è la strada da seguire – osserva Nava – perché ormai anche tutte le multinazionali del settore beverage si sono poste l’obiettivo di ridurre del 20%, per ogni bottiglia, i consumi energetici di produzione. E noi intendiamo offrire sempre qualcosa di nuovo ai nostri clienti». La crisi va combattuta anche in questo modo. «Una crisi che non è ancora alle spalle – confessa il presidente del gruppo di San Giovanni Bianco – anche se la situazione è migliore rispetto al 2009». I listini non possono essere ritoccati e gli sconti sono ancora molto richiesti dai clienti.

Quattro siti in Val Brembana
Smigroup è uno dei maggiori costruttori di macchine di imballaggio a livello mondiale. È costituito dalla società madre Smi con le proprie divisioni interne (Smiflexi per le macchine confezionatrici, Smiform per le stiro-soffiatrici, Smiline per i nastri e i sistemi di logistica in linea, Smimec per stampi e componenti meccanici, Smipal per i sistemi automatici di paletizzazione, Smitec per i dispositivi digitali e software), dalle società controllate Smipack (confezionatrici angolari), Smilab (centro di ricerca e innovazione, dall’agosto scorso accreditato dal ministero della Ricerca e dalla Regione Lombardia) e Smienergia, oltre che da una rete di filiali che supportano l’attività di vendita e assistenza. In Val Brembana sono attivi quattro siti produttivi (due a San Giovanni Bianco e due a San Pellegrino Terme). I dipendenti sono circa 520, dei quali quasi sessanta all’estero. Tra i clienti più importanti spiccano i principali produttori di food e beverage, tra cui Nestlè, Danone, Unilever, Coca Cola, PepsiCo, Diageo, Heinz, Heineken e Carlsberg.

L’Eco di Bergamo