Val Brembilla – «La farmacia, in un paese di come , è importantissima: lo dimostrano anche le due vite umane che abbiamo salvato. Ma il servizio, per poter funzionare, ha bisogno di un supporto, anche pubblico». Crescenzio Colantuono, 47 anni, milanese, dopo tre anni ha deciso di gettare la spugna. Ha chiuso la farmacia di (dal 4 febbraio nel nuovo Comune di Val ), aperta nell’aprile 2011: costi di gestione troppo alti, l’affitto da pagare, il mutuo per la ristrutturazione del locale e poi un bacino d’utenza limitato. Fatti due conti, con una moglie e una bimba piccola, così non si poteva andare avanti.

Ma lancia un appello, affinché «il mio sacrificio non sia stato del tutto vano», invitando l’amministrazione comunale che uscirà dalle elezioni di maggio a non far decadere la licenza e, eventualmente, valutare l’apertura quanto meno di un dispensario farmaceutico. Con la moglie Marianna Pistoia ricorda come arrivò a Gerosa (350 residenti) e questi tre anni di servizio. «Probabilmente il nostro è stato un azzardo – spiegano – perché abbiamo avuto anche poco tempo per decidere. Pensi che dai paesi vicini possano arrivare altri clienti, ma poi solo vivendo sul posto ti rendi conto delle difficoltà ». E dopo un primo aiuto dell’allora amministrazione comunaledi Gerosa guidata da  Pierangelo Monzani, sono arrivati i problemi.

«A nostre spese abbiamo dovuto ristrutturare il locale, quindi pagare l’affitto – proseguono – e i costi di gestione, le tasse, sono uguali a quelli di una farmacia di città, ma con una clientela decisamente inferiore». La farmacia effettuava anche servizio a domicilio e restava aperta la domenica. Ma non è bastato. Pochi clienti per poter reggere. Eppure il servizio si è dimostrato fondamentale. «Forse, come ci è stato detto in ospedale, abbiamo salvato la vita a due persone – ricordano –. Un uomo punto da calabrone e in choc anafilattico e un ciclista con emorragia cerebrale. Il nostro intervento, con l’ausilio di un’infermiera, è stato provvidenziale».

Ma le difficoltà sono continuate.
«Anche la Provincia ci si è messa contro, vietandoci di mettere una croce segnaletica sulla . Così, ancora oggi, molti non sapevano dell’apertura della farmacia a Gerosa – proseguono –. Purtroppo, così, si uccide la montagna. Servizi come questo andrebbero aiutati, magari, come accade altrove, con locali concessi gratuitamente. Noi, l’allarme, l’avevamo già lanciato un anno fa, ma invano». Per i residenti di Gerosa, ora,la farmacia più vicina torna a essere quella di Brembilla, a circa 8 chilometri.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di