Un bel piatto di casoncelli nella brezza dei monti. Un bicchiere di vino dopo una biciclettata in pianura. E ancora una visita con i bimbi alle stalle degli , o una notte in cascina a veder le stelle. La ricetta anti crisi degli agricoltori bergamaschi passa anche di qui: aprire le porte ai visitatori per innovare e potenziare quell’attività nei campi e nelle stalle che molti di loro portano avanti da generazioni.

Il via nei primi anni ’90
Si chiama , e nella nostra provincia ha conosciuto negli ultimi anni un vero boom, ben visibile nel numero di realtà avviate (sempre innestandosi all’interno di un lavoro agricolo, che deve per legge rimanere prevalente). Lo dicono con chiarezza i dati elaborati dal settore Agricoltura di Via Tasso: lo sviluppo agrituristico, dalle nostre parti, è iniziato nei primi anni ’90. E in vent’anni il successo è tutto nei numeri: dalle 43 attività che si contavano nel 1992, si è saliti l’anno scorso a 135. La mappa vede in testa, dal punto di vista numerico, la pianura, con 43 aziende: è qui che si è registrato anche il maggiore aumento negli ultimi cinque anni. Seguono le Valli e Imagna (al top per l’offerta di posti letto: sono 192), e poi la collina, i laghi, la .

La maggior parte degli operatori offrono servizio di ristorazione, fortemente legato alle produzioni locali: almeno il 30% dei prodotti utilizzati deve essere della casa, e almeno un ulteriore 40% arrivare da altre aziende della zona. «In questo senso l’agriturismo diventa un’opportunità di riscoperta dei veri sapori – osserva l’assessore all’Agricoltura di Via Tasso, Enrico Piccinelli –. Le aziende bergamasche sono forti su una serie di prodotti: dai vini a formaggi e salumi, passando per le carni dell’aia, come oche, conigli, galline. E tra loro si sta attivando anche un interscambio». È proprio la Provincia a occuparsi dei controlli per garantire che siano rispettati i requisiti richiesti per questo tipo di attività.

I pasti garantiti dagli agriturismi nostrani sono saliti negli ultimi anni in modo esponenziale: dai 1.900 del 1992 ai 4.167 del 2007, fino ai 7.268 del 2011: sono ben 121 le aziende in cui si può mangiare. La clientela arriva dalla nostra provincia, ma pure da quelle vicine. E cresce anche (seppur in misura minore, richiedendo maggiori investimenti e interventi strutturali) l’ospitalità, garantita da 56 operatori: i posti letto attualmente disponibili sono 735, contro i 338 di vent’anni fa. A occuparli arrivano anche turisti stranieri. Sono poi 68 le aziende che danno servizi diversi: dall’ippoturismo, alla fattoria didattica, fino al centro benessere o all’attenzione ai disabili. Senza scordare la vendita di prodotti della casa, dai formaggi alle marmellate.

L’idea degli «agrinidi»
Una novità che potrebbe presto sbarcare anche dalle nostre parti è poi quella degli «agrinidi», asili nella natura per i piccoli fino a tre anni: «Abbiamo dei soci che si stanno interessando a questa possibilità», spiega da Terranostra, l’associazione di che si occupa di agriturismi, la presidente Lucia Morali. Questa realtà in raduna 65 operatori. Ci sono poi Agriturist, che fa riferimento a Confagricoltura, e Turismo verde, della Cia. «Per nuove aperture di agriturismi è in linea con la tendenza lombarda, che parla di una crescita annua del 5-6%», osserva da Confagricoltura il direttore, Aldo Marcassoli. Una percorsa dalle aziende per affrontare la crisi e ampliare l’offerta, senza dubbio, ma anche una proposta che ha incontrato la domanda dei consumatori, in un momento in cui «è crescente l’attenzione alla qualità del prodotto, ai cibi sani, al “chilometro zero”», rileva dalla Cia il responsabile per , Marco De Ponti. Certo, dicono gli addetti del settore, negli ultimi mesi qualche frenata si è sentita anche qui: «Ha pesato pure il meteo, con una primavera che ha visto molte domeniche di pioggia – rileva Morali –. Ora, con il bel tempo di giugno, si è un po’ risaliti, ma la crisi, dove più, dove meno, si sente». «Dall’inizio di quest’anno è stata notata una flessione marcata delle presenze: anche se si è tamponato con le cerimonie primaverili, la preoccupazione per i prossimi mesi c’è», conferma Marcassoli. Dalla Provincia l’intento è di «sostenere e incentivare l’iniziativa degli agricoltori che avviano agriturismi», spiega l’assessore Piccinelli. Nel 2011 Via Tasso ha pubblicato una guida aggiornata delle strutture, con una mappatura e una descrizione dettagliata dell’offerta. E poi ci sono i finanziamenti europei, utili per sostenere interventi nelle aziende che ne fanno richiesta. Dal 2009, gli agriturismi bergamaschi hanno ricevuto 2,9 milioni di euro.

Fausta Morandi – L’Eco di Bergamo

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