Genti di Val Taleggio sensibili e iraconde
Taleggio, Vedeseta Articolo letto da 328 Utenti - Pubblicato il 17 Novembre 2007
Pubblicato un testo sulla vallata scritto nel 1823. Oggi la presentazione. Con questa pubblicazione «torna alla luce un corposo testo scritto nel 1823, quasi duecento anni fa, mai pubblicato, a lungo introvabile e dato ormai per perduto. Finora ci era noto solo attraverso le ripetute citazioni operate da alcuni autori che si sono occupati in passato di storia della Valle Taleggio».
Così scrive Arrigo Arrigoni nella presentazione di un libro che è la riproposizione di due testi, uno è Cenni ed osservazioni sulla Vallata di Taleggio , appunto scritto nel 1823, di tal Giuseppe Locatelli; l’altro è Memorie storiche del Comune di Vedeseta nella Valle Taleggio Milanese di Giorgio Maria Arrigoni, risalente alla seconda metà del Settecento, pure inedito e considerato introvabile. Ma di quest’ultimo viene offerta soltanto la parte ritrovata. L’opera viene presentata oggi alle 15,30 all’albergo dell’Angelo a Vedeseta. Il volume del Locatelli parte con una introduzione: «È indubitabile che l’istoria arreca le principali cognizioni alla vita sociale: ella ci rappresenta in modo assai chiaro le arti, le scienze, e in specialità l’agricoltura, giacché le arti e le scienze non sussisterebbero senza di quella, benché ella potrebbe senza loro fiorire. Senza l’istoria il mondo sarebbe, per così dire, sempre bambino.
Dico principalmente dell’agricoltura, giacché le arti e le scienze non sussisterebbero senza di quella, benché ella potrebbe senza di loro fiorire». Interessante questo primato dichiarato dell’agricoltura. E infatti il volume è in buona parte dedicato a questioni inerenti l’allevamento, la terra, la cura degli animali… «Arrecano piuttosto danni alle nostre campagne che utilità le capre pel loro eccessivo numero, e per la trascuranza de custodi, di esse ora mi rimane da scrivere successivamente alle Pecore; il loro numero fa che siano aborrite e merita repressione…». Sembra che all’epoca ci fossero in valle 650 capre, di cui ben 400 a Vedeseta. Si contavano circa ottanta cavalli, circa duemila pecore, non si sa quanti bovini. Il Locatelli parla dei formaggi, spiega come si produce lo stracchino, effettua calcoli economici per dimostrare l’utilità dei prodotti. Ci informa che in valle vivevano circa 1.400 galline, un buon numero di «polli d’India», ovvero i tacchini, che si allevano le api. Tutto questo nel libro primo.
Nel libro secondo si tratta della storia della valle, a partire dalla notte dei tempi. Scrive il Locatelli: «Comunque però la cosa sia quello che pare potersi dire con qualche fondamento si è che già prima del 1126 di nostra salute come riferisce il Magno Cavalli nella sua relazione era questa valle popolata da Pastori in cura d’anime governata, e sotto di un Giusdicente… già esistevano per lo meno le due Chiese di St. Ambrogio e St. Bartolomeo…». La Valle Taleggio dovette subire, come tutta la Bergamasca, il flagello delle guerre fra Guelfi e Ghibellini. Scrive l’autore: «Una per altro ci risulta succeduta precisa ed atroce nel 1385, fra quelle due accanite fazioni, nella quale perirono molti da una parte e dall’altra… nell’anno 1393 il 30 luglio successe fatto d’armi, mentre i Gibellini assalsero i Guelfi di Taleggio, undeci de quali restorono barbaramente trucidati, avendo inoltre i primi asportato a questi numerosa quantità di bestiami…».
Si descrivono poi le contrade. Leggiamo per esempio di Pizzino: «È pure questa contrada di antichissima costruzione, quand’anche venisse circummurata e ridotta ad uso di castello e fortezza solamente circa gli anni di N. S. 1280, mentre bollivano le più volte indicate fazioni… In questa si respira un’aura saluberrima, ed ha una esposizione vantaggiosa verso il sud che ne rende più grato l’albergo iemale…». Ma quale carattere avevano gli abitanti della valle? «Questa colonia di popolo è generalmente di un carattere sensibile ed iracondo anziché no, e di ciò ne fa prova esser stati anche ne secoli addietro… debbono limitare le loro idee per altro sublimi da questo solo ostacolo imperciocché la verità mi obbliga a dire che tutti generalmente hanno un intelletto aperto più e meno ma sempre al di là degli alienigeni di pianura…». Il volume è stato trascritto da Arrigo Arrigoni il quale lo ha corredato di oltre mille note esplicative, un lavoro prezioso a cui hanno collaborato Osvalda Quarenghi e Giuseppe Musitelli.
L’Eco di Bergamo
Cenni ed osservazioni sulla Vallata di Taleggio
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