San Pellegrino Terme – Entrambi diplomati meccanici. Ma con auto e motori hanno avuto poco a che fare. Da sempre, invece, coltivano la passione per mucche, capre e alpeggi, ereditata da papà Angelo e nonno Giovanni. Così da fare diventare quella passione il loro lavoro. E addio meccanica. Patrick, 21 anni, ed Erich Giupponi, 17, di San Pellegrino, da dicembre hanno aperto anche il loro caseificio, il primo della cittadina termale. Con annesso piccolo spaccio dove vendono formaggio tipo , stracchini, ricotte, yogurt, caprini, crescenze e insaccati.

Allevatori dall’infanzia
Giovanissimi allevatori e casari, quindi, come pochi ancora ce ne sono in : i vecchi contadini lasciano il lavoro e pochi sono i ragazzi che ancora seguono le orme dei genitori. Anche per questo, dal prossimo anno, al Centro di formazione professionale di San Giovanni Bianco, si è voluto istituire un nuovo corso, dedicato proprio a chi vorrà imparare a fare il contadino di , specializzato magari nei prodotti caseari. Ma Patrick ed Erich avevano scelto un’altra , quella dei meccanici. Salvo cambiare idea proprio quando la scuola l’avevano finita.

Anche perché i due fratelli il mondo contadino l’avevano vissuto fin dall’infanzia. Da quando, ogni estate, raggiungono l’alpeggio ai Piani dell’Avaro, con papà Angelo, commerciante di bestiame, e mamma Viviana Annovazzi, casalinga e ora impegnata nel piccolo negozio di famiglia in via Pregalleno. Ora gestiscono una piccola azienda, con stalla a Grimoldo di : una ventina di vacche di razza bruna-alpina, 25 capre tra Saanen e Camosciate, cavalli, pony e maiali. «La passione è stata più forte della scuola – dice Patrick –. Così, quando ho concluso il corso al Cfp di San Giovanni Bianco, ho deciso che avrei fatto l’allevatore e avrei prodotto formaggi. Finora producevamo solo quando eravamo in alpeggio mentre in inverno vendevamo il latte agli altri caseifici. Ora, invece, faremo formaggi tutto l’anno».

Levata alle 5, estate in alpe
Un lavoro di sacrifici ma che non spaventa i due fratelli. «Ci alziamo alle 5 – dice Patrick – per la prima mungitura a Grimoldo e per la prima lavorazione del latte. Tra una cosa e l’altra finiamo di lavorare verso le 18. Ma non ci pesa. Forse il periodo più difficile restano i tre mesi in alpeggio ai Piani dell’Avaro, lontano da casa (le mucche di Patrick ed Erich sono quelle utilizzate ogni agosto, sugli alpeggi di , per la tradizionale gara regionale con i cani da pastore, ndr). Ma poi ci sono amici che vengono a trovarci in e allora non pesa così tanto».

«La soddisfazione più grande – continuano – è sicuramente quella di veder nascere prodotti fatti con le nostre mani. Gli amici che ci conoscono e vengono a trovarci in alpeggio sanno i sacrifici che affrontiamo, eppure c’è qualcuno che, magari, lascerebbe il posto nello stabilimento per fare quello che facciamo noi. Penso che, alla fine, questo è un lavoro che, nonostante le difficoltà, avrà comunque un futuro».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di

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