La provinciale della Val Serina non riaprirà per l’estate. È una doccia fredda quella arrivata nei giorni scorsi sul turismo e l’economia dei sei comuni che si trovano oltre Ambria di Zogno: , Costa , Bracca, , Cornalba e . Dal 3 dicembre scorso la principale via di comunicazione è interrotta in località Rosolo, circa un chilometro oltre il bivio di Costa Serina: una frana di circa 2.000 metri cubi di roccia ha danneggiato strada e ponte sottostante (in queste settimane si è provveduto a liberare dai detriti la carreggiata e a bonificare parte della parete rocciosa). Se, inizialmente, la ricostruzione del passaggio sul torrente poteva sembrare sufficiente per il ripristino della viabilità, la relazione geologica presentata alla fine del mese scorso ha radicalmente cambiato le prospettive: per sistemare quel tratto di strada servono almeno due milioni di euro.

Progetto da 13 milioni, con tunnel
Se proprio, invece, si vogliono fare le cose in grande, con 13 milioni si potrebbe anche realizzare un tunnel e risolvere definitivamente il problema. Ma partiamo dai due milioni: consentirebbero di ricostruire il ponte (per il progetto c’è già il via libera dalla conferenza di servizi), bonificare tutta la parete rocciosa a valle, togliendo i massi pericolanti, per alcune centinaia di metri e, quindi, realizzare anche reti di protezione e una sorta di paramassi sulla strada. L’incognita è rappresentata dai fondi. «Due milioni, di questi tempi, non sono pochi – dice l’assessore provinciale alla Viabilità Giuliano Capetti –. Il problema è trovarli». Trentacinque punti pericolosi Così la Provincia ha bussato in Regione. E si resta in attesa. Ma, intanto, il tempo passa. «E, quasi certamente, per l’estate non si riuscirà a riaprire la strada»,
continua Capetti.

Il problema non è la ricostruzione del ponte, per il quale c’è già l’ok e servirebbero intorno ai 300-400 mila euro – aggiunge l’architetto del settore Viabilità della Provincia Daniele Sari – ma la parete rocciosa lungo la strada, oltre il bivio di Costa Serina: è a rischio crollo». A entrare nel dettaglio è il sindaco di Serina, : «In quel tratto di provinciale sono stati individuati 35 punti di pericolo, con massi a rischio, da un volume minimo di un metro cubo fino a un costone roccioso fessurato di 6.000 metri cubi. Quindi ricostruire il ponte senza bonificare la parete rocciosa non consentirebbe di ripristinare la viabilità».

Ecco perché i costi sono lievitati dopo la relazione geologica. E quindi anche i previsti tempi di riapertura. Se sembra difficile trovare due milioni di euro figuriamoci 13 milioni per realizzare un’ipotizzata galleria di 800 metri circa che, partendo a valle del luogo della frana, arriverebbe oltre i tornanti, più a monte ancora dove si trovava la vecchia galleria. «In questo modo non sarebbe neppure più necessario ricostruire il ponte danneggiato, perché verrebbe ricostruito ex novo oltre», spiega l’architetto della Provincia Sari. Sono state poi valutate anche soluzioni alternative, con spese dai 6 agli 11 milioni, con tunnel più corti. Ma i costi sembrano decisamente alti. Con due milioni, comunque, la strada si potrebbe riaprire. «Anche se resterebbe l’incognita del costone di roccia da 6.000 metri cubi, peraltro incombente su un’abitazione di villeggiatura lungo la strada (in località Rustech di Costa Serina, ndr)», spiega il sindaco di Serina Fattori. «Regione disponibile» In attesa, quindi, di individuare il progetto più idoneo e soprattutto i soldi per realizzarlo, assume una fondamentale importanza la manutenzione delle strade alternative per arrivare a Serina: ovvero la comunale Frerola- Bracca, più lunga rispetto alla provinciale di tre chilometri, e la Costa Serina-Cornalba-Serina, più lunga di cinque chilometri.

«La Provincia ha garantito che interverrà su entrambe – spiega Fattori – con miglioramenti dell’asfaltatura e, sulla Frerola-Bracca, mettendo a disposizione anche paletti catarifrangenti e barriere di protezione. Il nostro Comune, d’accordo con Algua, metterà a disposizione gli operai per la posa della segnaletica che sarà fornita dalla Provincia». «Per quanto riguarda i fondi – continua il sindaco – restiamo in contatto con la Regione che si è detta disponibile». L’imprenditore: disagi per i camion E si fa portavoce della preoccupazione della gente anche la minoranza in Consiglio, guidato da Andrea Tiraboschi: «Alcuni cittadini – ha detto in una recente assemblea del gruppo – hanno espresso il timore che questo smottamento passi in secondo piano rispetto alla frana della ».

Ma la chiusura prolungata della provinciale di fondovalle rischia di danneggiare seriamente il turismo estivo e, già da settimane, l’economia vallare. A subire i disagi innanzitutto la Serbaplast, principale azienda della , con stabilimento proprio a Rosolo, poco distante dalla frana. Leader nei serramenti in pvc guidata dal 1984 dal suo fondatore Ubaldo Balzi, ha 55 dipendenti tra la sede di Oltre il Colle e quella di Rosolo. «I disagi sono enormi – spiega Balzi –. Ormai gli autotrasportatori con i mezzi più pesanti si rifiutano di fare il giro di Costa Serina e Serina per arrivare a Rosolo. Così abbiamo dovuto attivare una sorta di servizio navette a Zogno. Qui si scarica e si ricarica con mezzi più piccoli». «Ma tra pochi giorni – conclude Balzi – dovremo spostare parte del lavoro a valle, creando a Zogno un centro logistico. L’anno appena concluso è stato ottimo da un punto di vista dell’attività, ma con questa strada le prospettive non sono più così rosee».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di

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