PIAZZATORRE - Quattro condanne e un’assoluzione. È terminato così, a quasi cinque anni di distanza dal fatto, il processo per la caduta, a luglio 2002, lungo l’alveo del «Canal Brut» a , provocata dalle acque provenienti dalla pista da sci sovrastante, della Ski spa. Per la pubblica accusa, sostenuta dal pm Mauro Clerici, a provocare lo smottamento sarebbero stati i lavori per realizzare la pista da sci, denominata «Del Bosco» e proprietà della Ski spa: per questo, a giudizio erano finiti il progettista e l’esecutore dei lavori - rispettivamente Sergio Ghilardi, 64 anni di Ranica, e Mauro Regazzoni, 49 anni di Olmo al Brembo, entrambi difesi dall’avvocato Roberto Bruni -, oltre a tre dei legali rappresentanti succedutisi nel tempo della Ski, e cioè Emilio Rigoldi, 43 anni di Cologno Monzese, con l’avvocato Dario Marchese, Ezio Berera, 49 anni di Branzi, assistito dagli avvocati Marco e Riccardo Tropea, e infine Gianpaolo Bellavita, 50 anni di Martinengo, ex assessore provinciale per Forza Italia e difeso dall’avvocato Giacomo Belometti.


Lo smottamento risale al 3 luglio 2002, quando acqua proveniente dalla pista da sci aveva aumentato la portata del «Canal Brut», trascinando a valle sassi, alberi e fango. Era rimasta danneggiata una recinzione di privati cittadini, costituiti parte civile con l’avvocato Massimo Rocchi, e un parco, per cui anche la Comunità montana Valle Brembana, con l’avvocato Marco Zambelli, ha chiesto i danni. Secondo l’accusa, se i lavori alla pista fossero stati fatti in modo diverso, si sarebbe evitata la .

I tre legali rappresentanti della hanno sempre sostenuto di non essere tecnicamente in grado di valutare l’adeguatezza dei lavori, e quindi di essersi affidati agli esperti; Berera in particolare ha anche rimarcato di essere stato in carica prima dello smottamento. La difesa di Ghilardi e Regazzoni, invece, ha sostenuto tra l’altro che, vista la piccola entità dei danni, non si potrebbe neppure parlare, in senso giuridico, di . Il tutto sostenuto con dettagliate e complesse consulenze tecniche.

Il giudice Bianca Maria Bianchi, al termine del complesso dibattimento, ha assolto da tutte le accuse Berera, quindi ha condannato per la a un anno di reclusione Ghilardi, e a dieci mesi ciascuno gli altri tre imputati, concedendo a tutti (tranne Bellavita) la pena sospesa. Ha poi assolto tutti dal reato contestato di inondazione colposa e danneggiamento, disponendo un risarcimento provvisionale di 15 mila euro per il cittadino.

L’Eco di Bergamo