Bisogna avere il coraggio di leggere la poesia ai bambini: perché il verso ha in sé la forza di aprire l’intelligenza e il cuore. Non è così importante che comprendano tutte le parole, quel che conta davvero è che arrivi l’emozione, quella che è davvero capace di conquistarli». Nella voce di Pietro Formentini, autore emiliano tra i più conosciuti e apprezzati per ragazzi, c’è il calore e l’entusiasmo di chi vive la poesia e la porta lungo le strade, da vero cantastorie. Nei prossimi giorni sarà a San Pellegrino, ospite speciale del Festival di poesia dei e per i bambini, che nelle scorse settimane ha animato a più riprese con una serie di seguitissimi incontri e laboratori con le classi, con i docenti e con i genitori.

Da mercoledì a sabato la manifestazione, promossa dal Comune, organizzata dal Culturale Valle Brembana e coordinata da Bonaventura Foppolo entra nella sua fase finale, con incontri, spettacoli, una mostra mercato dei libri per ragazzi e la premiazione dei vincitori.

«Sono partito dal teatro»
Il primo amore di Formentini è stato il teatro: «La parola – spiega – assume spesso andamenti ritmici. Da qui è iniziato l’interesse per fare poesia. Non a livello alto, ma per costruirla, parola per parola, verso per verso. Ho iniziato a scrivere testi che portavo nei miei recital, sulla scena. È stato inevitabile poi iniziare a scrivere. Studiando lingue ho iniziato a conoscere e ad apprezzare i suoni delle parole, ad approfondire il significato del ritmo». Ha iniziato a scrivere per i più giovani seguendo una sua certa inclinazione, «perché la poesia per ragazzi – osserva – viene fruita, consumata, agìta, una cosa che succede meno con quella per adulti. Si può diffondere con laboratori e letture. A me piace leggere in pubblico, intanto che leggo riscrivo e a volte canto, perché mi interessa molto la musica».

Che cosa rende bella una poesia? Quello che dice? O il modo in cui lo dice? Secondo Formentini «sono le parole, non tanto i contenuti. A me interessa questo: e faccio un uso insolito, innovativo delle parole normali, che diventano però eccezionali e straordinarie perché la forma poetica le toglie dalla routine, le priva della banalità. Certo, in una poesia, conta la fantasia, che è un talento, ma conta di più l’immaginazione, la capacità di organizzare l’intuizione fantastica». La poesia di Formentini parte dal quotidiano: «Viviamo in una cultura appiattita dai mezzi di distrazione di massa. Non è che fare poesia ci faccia sentire migliori, io faccio poesia di sensorialità, di sensualità, di contatto diretto con la realtà: ci sono biciclette e astronavi, non solo amore e cuore. Io parlo di temi contemporanei, ma con linguaggio sorridente. Non si fa riflessione solo con sofferenza e dolore, ma anche ridendo, divertendosi. Per me la poesia è immagine e immagine sonora».

Una lingua meno rigida
Lo stile, gli schemi, i versi che si usano ora sono diversi da quelli del passato: «Un tempo la lingua era rigida, adesso si possono anche evitare le rime, per esempio. Questo non significa che quel tipo di poesia non vada più bene. La poesia classica della tradizione è da rileggere: possibilmente, se si vogliono agganciare davvero i ragazzi, in modo diverso dal solito, più vivace e spregiudicato di quanto si facesse un tempo. La lettura solo filologica, solo intellettuale, non resta nel cuore. La poesia colpisce i sensi, le emozioni. E deve essere detta ad alta voce, perché diventa altro, un patrimonio comune e più comunicabile. È importante che arrivi l’emozione, questa è una chiave per aprire l’intelligenza, oltre che il cuore. La poesia è anche nella cultura popolare, da riprendere non come nostalgia, ma come forma d’arte autentica».

A volte i bambini si intimidiscono davanti alle poesie: «Soprattutto i maschi – continua Formentini – si bloccano. Ma si appassionano invece quando vengono invitati a fare poesia come gioco di costruzione immaginativa. Le stesse parole di ogni giorno, combinate secondo schemi poetici, diventano magiche, ci permettono di parlare di ciò che siamo in modo diverso. La poesia è conoscenza: potrebbe essere insegnata come seconda lingua dopo l’italiano e prima dell’inglese». Nelle poesie dei ragazzi, infine, Formentini trova, a volte «un po’ di appiattimento». E la responsabilità, spesso è negli adulti: «Bisogna riscoprirla insieme e così far affiorare quanta bellezza c’è nella poesia. Non è vero che chi la legge abbia la testa tra le nuvole. Tutt’altro».

Sabrina Penteriani – L’Eco di

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