Formaggio Branzi DOP
Branzi Articolo letto da 413 Utenti - Pubblicato il 19 Agosto 2007
Formaggio Branzi: la «guerra» per la Dop
Due Consorzi tutela in corsa per ottenere da Regione, ministero e Ue la Denominazione d’origine protetta Da un lato 5 produttori (con l’80% delle forme): dall’altro la Latteria Sociale con le sue 70 aziende associate. I produttori di Branzi si consorziano e chiedono la Denominazione d’origine protetta per il tipico formaggio bergamasco? Tutto bene, se non fosse per un dettaglio tutt’altro che trascurabile: i consorzi del Branzi costituiti oggi sono due ed entrambi hanno inoltrato o stanno inoltrando la domanda per il riconoscimento e per la concessione della Dop alla Regione, al ministero delle Politiche agricole e alla Ue. Il pasticcio solleva non poche perplessità : il buonsenso vorrebbe che il Branzi - un formaggio che ha tre secoli di storia alle spalle - avesse un unico consorzio.
Le divisioni, infatti, disorientano il consumatore che, a questo punto, può legittimamente chiedersi: ma qual è il vero Branzi? E qual è il consorzio che offre le maggiori garanzie sulla genuinità del prodotto?
I due enti vanno per la propria strada, ognuno convinto delle sue buone ragioni. Tuttavia, sia l’uno che l’altro consorzio evitano di entrare in palese conflitto fra loro, a parte qualche punzecchiatura. Nonostante le diverse posizioni - che, su alcuni punti, non collimano per niente - tengono un profilo basso. Segno che, in qualche modo, la strada del dialogo può essere intrapresa e non è escluso che un domani si arrivi a un chiarimento tra le parti.
Ma facciamo un po’ di cronistoria.
A fare la prima mossa è, nell’ottobre del 2005, il «Consorzio tutela formaggio Branzi». Un consorzio costituitosi su iniziativa di cinque aziende produttrici: la Cooperativa agricola sociale Sant’Antonio di Vedeseta, la Casera Monaci di Almenno San Salvatore, i caseifici Paleni di Casazza, Fratelli Paleni di Gromo e Monaci di San Giovanni Bianco. L’organismo, che ha la sua sede legale alla Camera di commercio di Bergamo, chiede la concessione della Denominazione d’origine protetta.
L’iniziativa, però, non piace ai produttori della zona di Branzi che lamentano l’assenza della Latteria Sociale casearia di Branzi, che raccoglie una settantina di produttori brembani e che ha sede proprio a Branzi, il paese che dà il nome al prodotto. Il consorzio costituito nel 2005 replica che i propri cinque operatori hanno una produzione di 120 mila forme annue, corrispondente all’80% della produzione bergamasca di Branzi, ottenuta lavorando esclusivamente il latte conferito da aziende attive nella montagna bergamasca; e che i loro associati sono produttori storici di formaggio Branzi.
I produttori vicini alla Latteria Sociale di Branzi (fondata nel 1953) non ci stanno e proprio quest’anno fondano il «Consorzio dei produttori del formaggio Branzi», guidato dal presidente Italo Midali e dal segretario Francesco Maroni; fra i fondatori figurano Ferdinando Quarteroni, Fabrizio Bertolazzi, Giacomo Giupponi, Cristian Colombo, Gianpietro Salvini e Lorenza Papetti. Anche questo consorzio si appresta a chiedere il riconoscimento e la richiesta della Denominazione d’origine protetta al ministero, alla Regione e alla Ue. Ma cosa contesta questo nuovo consorzio all’altro? «Il formaggio - dice Italo Midali - ha una sua connotazione oltre che un suo territorio, che va necessariamente ristretto alla Val Brembana, alla Val Serina e alla Valle Imagna, oltre ad Aviatico, Oneta e Selvino. Non si può arrivare fino a tutta la Val Seriana, alla Val Cavallina e alla pianura, altrimenti si snatura il prodotto tipico. Il Branzi va fatto con latte della zona, prodotto da bovine di razza bruno alpina alimentate con foraggio della zona; e va lavorato e stagionato in loco».
Il «Consorzio dei produttori del formaggio Branzi» sostiene di avere l’appoggio della Comunità montana della Val Brembana e anche della Camera di commercio di Bergamo, il cui disciplinare sul Branzi approvato all’inizio di giugno circoscrive la zona di produzione alle valli Brembana e Imagna (e, fuori, ai comuni di Aviatico e Oneta). Ma Renato Rodigari, direttore del «Consorzio tutela formaggio Branzi» (quello fondato nel 2005), replica: «Quella della Camera di commercio è stata, a mio avviso, una svista. I nostri sono produttori storici di Branzi e coprono ben l’80% della produzione. Il nostro Branzi è fatto con latte della montagna bergamasca e il nostro consorzio è ben attento a far rispettare il periodo di stagionatura che non deve essere inferiore ai 40 giorni».
«Noi non intendiamo attaccare nessuno - precisano Midali e il segretario del “Consorzio dei produttori del formaggio Branzi”, Francesco Maroni - ma riteniamo di essere inattaccabili. Noi ci mettiamo dalla parte del consumatore e il nostro marchio Ftb (Formaggio tipico Branzi) garantisce sulla genuinità del prodotto e sul rispetto dei canoni di lavorazione del Branzi. Non vogliamo fare la fine del Taleggio che è prodotto ovunque». Alla fine, anche Rodigari è conciliante: «La nostra porta resta aperta. Un dialogo con l’altro consorzio è possibile e una ricomposizione auspicabile se si considera il Branzi un prodotto di tutta la montagna bergamasca».
L’Eco di Bergamo
Fotografie e immagini di Branzi alta Val Brembana
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