bracconieri

Sabato 25 agosto alle ore 20.15 e alle ore 20.45 nel comune di Zogno, sopra la località Pernice, in direzione di S. Antonio Abbandonato, una pattuglia in servizio udiva due colpi di fucile, senza però riuscire ad individuare il luogo dove erano stati esplosi. Veniva però notata la presenza di due persone, una delle quali portava uno zaino pieno e sulle spalle un piccolo di capriolo morto. E non ci volle molto per riconoscevre un uomo già noto per altri episodi illeciti nei confronti della fauna.

Le due persone si dirigevano nel bosco. A causa del buio dei due uomini si sono perse le tracce. Le ricerche comunque proseguivano nelle ore successive, attraverso controlli ed appostamenti del personale della Polizia provinciale, durati per tutta la notte.

Alle prime luci dell’alba, nel corso di un appostamento presso una baita in località Sandon, gli agenti notavano uscire dalla stalla adiacente una persona che portava con sé una carcassa di capriolo già scuoiato. Gli operatori del Nucleo ittico venatorio intervenivano e sorprendevano una persona intenta a sezionare con un’ascia la carcassa di un piccolo di capriolo.

Veniva quindi rinvenuta l’arma utilizzata per l’abbattimento con il bossolo della cartuccia sparata. L’uomo ribadiva trattarsi di un solo capo abbattuto, tesi però poco convincente, tanto che da una perquisizione nella stalla adiacente gli agenti trovarono la carcassa di un capriolo femmina, già scuoiata, con le interiora dei due ungulati.

La perquisizione è stata a questo punto estesa alla baita ove sono stati trovati due fucili e circa 250 cartucce a munizione spezzata, 4 cartucce a palla e 3 scatole di polvere da sparo per ricarica cartucce ( circa 750 grammi) e lo zaino sporco di sangue, utilizzato la sera prima per il trasporto dei caprioli abbattuti.

L’uomo è risultato privo di licenza di porto di fucile (ne possedeva una scaduta di validità): si è proceduto quindi al sequestro delle armi, delle cartucce e della polvere da sparo, anche perché detenuti in luogo differente da quello indicato nella denuncia all’autorità di pubblica sicurezza, e dello zaino utilizzato per il trasporto degli animali. Il bracconiere ha ammesso le sue responsabilità, specificando che il capriolo piccolo era stato abbattuto da lui, mentre la femmina era stata uccisa dal compagno, atteso in mattinata a prendere il capriolo femmina.

Infatti il secondo bracconiere giungeva nella baita in tarda mattinata. Messo di fronte all’evidenza dei fatti, ammetteva a sua volta le proprie responsabilità, precisando di avere effettuato l’abbattimento con il fucile della moglie. L’arma è stata successivamente sequestrata nell’abitazione, insieme al bossolo sparato per l’abbattimento della femmina di capriolo, con 5 cartucce a munizione spezzata. Anche il secondo bracconiere è risultato sprovvisto di licenza di porto di fucile, poiché mai conseguita.

Gli animali, poiché abbattuti e detenuti irregolarmente, sono stati sottoposti a sequestro e poi depositati presso una macelleria convenzionata con la Provincia, in attesa di parere del veterinario ASL per l’effettuazione dell’ asta pubblica. Come noto la caccia in questo periodo è chiusa, eccezion fatta per la caccia di selezione agli ungulati, alla quale possono prendere parte esclusivamente i cacciatori che hanno superato un particolare esame; a loro viene preventivamente assegnato un capo e la regolamentazione è stabilita da apposita delibera provinciale.

 L’abbattimento di un capriolo al di fuori di periodi, tempi e modi stabiliti, è quindi da considerarsi a tutti gli effetti abbattimento illegale di specie protetta. La legge regionale, inoltre, vieta in modo specifico l’abbattimento delle femmine lattanti e dei piccoli fino ad un anno di età.

L’assessore provinciale alla Caccia, Luigi Pisoni ha espresso vivo compiacimento per questa nuova operazione del Corpo di polizia provinciale: “l’attività di prevenzione e controllo continua sul territorio: con le risorse a disposizione vogliamo fare il possibile per la tutela del nostro prezioso patrimonio faunistico da episodi di questo tipo; colgo l’occasione per condannare con fermezza episodi di questo tipo e ringraziare i nostri agenti”.

Il Comandante del Corpo di polizia provinciale spiega che i due bracconieri sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale, contestando gravi reati in materia venatoria e di armi.

Provincia di Bergamo