Bergamo forse non ricorda l’abate Donato Calvi. E non c’è neanche una via a ricordarglielo. Gli studiosi che si sono riuniti al museo Bernareggi hanno invece compiuto un notevole lavoro di ricerca sull’opera di questo concittadino bergamasco del ‘600 e gli hanno dedicato la prima pubblicazione della collana «Fonti e strumenti per la storia e l’arte di Bergamo».

L’iniziativa, a cui collaborano Fondazione Bernareggi e Biblioteca Mai con il contributo di Bcc, è stata illustrata dal presidente della Fondazione Emilio Moreschi, dal direttore della Biblioteca Giulio Orazio Bravi, dal conservatore del Museo Simone Facchinetti e da Matteo Rabaglio che, con Giosuè Bonetti, ha curato il libro. È stata anche inaugurata una mostra documentaria, in cui sono esposti il Ritratto di Donato Calvi eseguito dal pittore Grenier nel 1664 e opere tra le più importanti di Calvi: tre volumi stampati Delle memorie istoriche della Congregazione Osservante di Lombardia del 1669 e della Effemeride sagro profana di quanto di memorabile sia successo in Bergamo, sua diocese, et territorio degli anni 1676-77, e tre volumi manoscritti dell’opera Delle chiese della diocesi di Bergamo che è stata appena pubblicata per la nuova collana editoriale.

Perché questo genere di pubblicazioni? «La storia si fa sempre sulle fonti – ha sottolineato Bravi –. Si tratta di accrescere la cultura di lettori interessati e magari stimolati dalle qualità e bellezza di questi testi». «Le pubblicazioni di fonti – ha spiegato lo studioso Mario Rosa – si sono moltiplicate negli ultimi trent’anni, non solo in Italia: si assiste a un ritorno all’archivio e alla fonte storica, si sente l’esigenza di valutare la certezza storica che è comunque sempre messa in discussione a fronte di varie problematicità».

L’Eco di Bergamo