San Giovanni Bianco, l’Enac: case troppo vicine, ma è ok il campetto di . La : «Auspichiamo che i fondi statali arrivino ugualmente». – Il futuro eliporto a servizio dell’ospedale di sembra ormai prendere il «volo» dal Villaggio e «atterrare» a Briolo. Fuor di metafora, anche se la decisione non è ancora stata presa, Comune di , Azienda ospedaliera e sono orientati ad abbandonare l’ipotesi di realizzare la piazzola vicino alla scuola media, al Villaggio.

Ovvero laddove, nel maggio del 2007, a causa di un rischio , vennero evacuati 17 famiglie, 200 studenti e il reparto psichiatrico. Si fa , invece, l’ipotesi di realizzare la piazzola al posto del campetto sportivo di allenamento a Briolo, poco a monte del Villaggio. Tra i motivi dell’abbandono del progetto originario c’è il parere dell’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) che giudica l’area dove si è verificato il cedimento non idonea per un eliporto.

«La relazione chiesta all’Enac dice che gli elicotteri non potrebbero atterrare o partire – spiega Cesare Ercole, direttore dell’Azienda ospedaliera di Treviglio (di cui l’ospedale di San Giovanni Bianco fa parte) –. Le case sono troppo vicine e c’è il rischio, per esempio, che elicotteri potenti sollevino le tegole dei tetti». «Stanno emergendo elementi che ci stanno indirizzando verso una sede diversa, che potrebbe essere il campetto di Briolo o qualcosa di simile», conferma il sindaco di San Giovanni Bianco Gerardo Pozzi. Dello stesso parere il presidente della Comunità montana (ente che aveva appaltato i lavori nel 2006) Alberto Mazzoleni: «La riapertura del cantiere al Villaggio comporterebbe due problemi: uno economico, ovvero i costi rischiano di essere troppo elevati, e uno psicologico, dovendo imporre un’opera a cui i residenti sono contrari. L’orientamento, quindi, da condividere con Comune e Azienda ospedaliera, è quello di cercare un altro luogo».

Ma prima di poter individuare il nuovo sito bisognerà sciogliere il contratto con l’impresa a cui sono stati affidati i lavori per l’eliporto. «È stato verificato che l’eventuale riattivazione del cantiere – spiega Mazzoleni – comporterebbe costi superiori al 20% rispetto all’appalto iniziale. Cosa che ci consente di risolvere il contratto. La problematica, comunque, è al vaglio dei nostri legali». L’area più accreditata per il futuro eliporto diventa così il campetto di allenamento di Briolo. «L’Enac ha detto che andrebbe bene – spiega Ercole – e i costi sarebbero molto minori: basterebbe rendere in erba la superficie e togliere la recinzione. Sappiamo della contrarietà dell’associazione calcistica, ma non ci sono molte alternative. Gli spazi sono pochi e rimaniamo dell’idea che l’eliporto sia importante».

Già oggi, peraltro, gli elicotteri che devono portare pazienti in ospedale atterranno nel campo sportivo di Briolo, quello più grande, a lato del campetto di allenamento. Ma l’abbandono del progetto originario comporterebbe un altro problema: i 900 mila euro stanziati dallo Stato per l’eliporto al Villaggio (su un costo complessivo di circa un milione e 120 mila euro), secondo la Comunità montana, non sarebbero così sicuri se il progetto dovesse essere modificato (c’è poi anche un milione di euro circa, fin qui già speso da Comune, Comunità montana e Azienda ospedaliera per messa in sicurezza ed emergenza).

«La speranza è che i fondi statali arrivino lo stesso – dice Mazzoleni – anche se l’eliporto non sarà realizzato al Villaggio. Diversamente neppure noi potremo fare miracoli. Per questo chiediamo ai nostri parlamentari che facciano il possibile affinché i soldi arrivino ugualmente». Intanto il comitato di residenti è deciso a continuare la battaglia contro la realizzazione della piazzola per gli elicotteri vicino ai propri tetti. E, naturalmente, si dichiara contento dell’intenzione degli enti pubblici di abbandonare tale ipotesi.

«Se i lavori dovessero riprendere – spiega Antonio , vicepresidente del comitato – siamo pronti a bloccare il cantiere». Intanto dopo il proscioglimento di sette imputati dall’accusa di «disastro colposo», proseguono le azioni legali. La Comunità montana ha chiesto che si accertino le responsabilità («quindi agiremo con Comune e Azienda ospedaliera per i risarcimenti», dice Mazzoleni), mentre tre famiglie del Villaggio hanno chiesto 300, 90 e 80 mila euro per i danni alle abitazioni che sarebbero stati causati dai lavori. «C’è chi ha speso centinaia di migliaia di euro per rimettere in sicurezza la casa – dice – e gli immobili si sono svalutati dal 10 al 30%».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di