descoSull’ultima pagina di una storia piena di vittorie, c’è una parola di quattro lettere che rischia di cancellare il più bello: Cera. È l’Epo di nuova generazione, la sostanza alla quale è risultata positiva all’antidoping Elisa Desco. A darne notizia, nel primo pomeriggio di ieri, è stata direttamente la Fidal (Federazione italiana atletica leggera) con un comunicato stampa che recitava così: «La Iaaf (Federazione internazionale di atletica) ha comunicato la positività al controllo antidoping del campione A dell’atleta Elisa Desco (Atl. ), a seguito del test effettuato in occasione del campionato del mondo di corsa in del 6 settembre scorso a Campodolcino.

In conseguenza di ciò, la Fidal, notificata la positività sia alla Procura Antidoping del Coni, sia all’atleta, dispone la revoca della convocazione di quest’ultima ai campionati del mondo di mezza maratona, in programma a Birmingham domenica prossima, 11 ottobre».

Queste righe dicono molto, non tutto. Mancano, per esempio, le conseguenze disciplinari a medio termine, che sono di due tipi. Primo: la revoca del titolo mondiale conquistato in Valchiavenna dalla 27enne piemontese ma d’adozione (vive da anni a Brembate Sopra) proprio il giorno successivo al prelievo. Secondo: la possibilità di una squalifica dai due ai quattro anni, che oltre a rappresentare una macchia indelebile nel curriculum, rischia di equivalere a un addio anticipato all’atletica. Rischia, condizionale d’obbligo, almeno sino alle controanalisi, quelle a cui si dice la Desco si sottoporrà per dimostrare la sua innocenza.

Avremmo voluto sentircelo dire senza intercessione di terzi quel «Lo giuro, sono pulita e mi batterò sino in fondo per dimostrarlo» confidato al presidente Roberto , ma non è stato possibile: nella giornata di ieri, il suo telefono, squillava perennemente a vuoto. Vuoto come era la stata la sua bacheca da gennaio a maggio di quest’anno, mesi trascorsi ai box a causa di una fastidiosa pubalgia che le ha consentito di allenarsi con continuità solo da agosto in avanti. Serie di coincidenze che, tra i più maliziosi, aveva creato qualche perplessità già nel giorno del suo primo successo iridato (davanti a Valentina Belotti, che quest’anno l’aveva puntualmente battuta in tutte le occasioni in cui s’erano incrociate).

Lo stesso trionfo che, altri, spiegavano semplicemente con il ritorno alla piena efficienza fisica dell’atleta allenata da Carlo Magnani (e fidanzata con lo skyrunner della Forestale Marco De Gasperi) che con la divisa all’Atletica Valle Brembana, aveva già vinto (quasi) tutto di quello che si può vincere nel mondo della corsa in montagna. Dal suo arrivo nell’estate del 2006 dalla Serfront di Cuneo, un titolo italiano individuale nel 2008, un campionato europeo nello stesso anno, tre titoli italiani consecutivi di staffetta a squadre dal 2006 in avanti, e ci scusino i fanatici delle statistiche per le omissioni di medaglie d’argento e di bronzo. Personale di 1h12’43” sulla mezza maratona, e di 2h36’54” sulla maratona, erano in molti a scommettere su di lei in prospettiva di Londra 2012.

La sua rincorsa verso l’Olimpiade doveva partire da Birmingham, dopodomani, il giorno del Mondiale di mezza maratona. Doveva essere il primo capitolo della sua nuova storia con la corsa su . Doveva, appunto, perché nel frattempo, nella favola di una ragazza bella e sorridente è apparsa una parola che rischia di trasformala in un incubo: Cera.

Luca Persico – L’Eco di