Oltre il Colle – «Oltre al danno la beffa». Così il sindaco di Valerio Carrara commenta la sentenza del tribunale di Bergamo che pone fine alla battaglia legale contro l’immobiliare Foppabella. Nel 2000 i Comuni di e acquistarono dalla società il condominio Alben per realizzarvi un centro servizi per lo sci. Si accorsero che nella struttura c’era amianto e denunciarono l’immobiliare per chiedere i soldi della bonifica. Dopo 13 anni la sconfitta. Quel che rimane è l’ecomostro in cima alla lista nera della degli edifici da bonificare. Bonifica da 600 mila euro «Ora non ci resta che aspettare un finanziamento regionale – dice il sindaco Valerio Carrara –. Anche se volessimo demolirlo dovremmo comunque prima bonificarlo. E servono qualcosa come 600 mila euro». Una storia lunghissima quella dell’edificio a cinque piani costruito nel 1967 alla Conca dell’Alben di , nei pressi dello skilift e sulle di fondo. Nacque, grazie a un finanziamento dell’Ente turismo di Bergamo, come albergo e, successivamente, divenne condominio.

«Quando venne costruito – ricorda , ex sindaco e ora consigliere di minoranza – i vigili del fuoco imposero che l’intelaiatura in ferro ancora a vista fosse ricoperta di amianto, in modo da aumentare il punto di fusione e quindi difendere lo stabile dagli incendi. Solo il piano terra ne rimase privo (ed è utilizzato da tempo come bar al servizio degli , ndr). Gli altri piani vennero ricoperti di amianto». Nel 2000 l’immobiliare Foppabella vende i primi tre piani del condominio ai Comuni (per 380 milioni della vecchie lire, frutto di un finanziamento regionale) che vorrebbero realizzarvi un centro servizi per lo sci. Gli altri due piani, con 14 mini appartamenti, vengono venduti a privati. «Quando l’ingegnere incaricato dai Comuni fece le prime indagini – continua Maurizio, sindaco in quell’anno – scoprì la presenza dell’amianto. Il Comune, per legge, dovette così subito denunciare il venditore». E iniziò la lunga battaglia legale per chiedere il risarcimento e i soldi della bonifica, battaglia conclusasi poche settimane fa. Fu rifiutata una transazione «In questi 13 anni – prosegue l’ex sindaco – sono cambiati 4 o 5 giudici e, ogni volta, si ripartiva quasi da capo». L’immobiliare propose anche una transazione ma venne rifiutata. «Eravamo convinti di avere ragione – spiega il sindaco Carrara – e quindi dicemmo di no, proseguendo nella causa legale». Fino alla sentenza sfavorevole. «Le motivazioni – dice Maurizio – mi lasciano perplesso. Nella sostanza il giudice sostiene che uno stabile di quelle dimensioni, di circa mille metri quadrati, era stato venduto a un prezzo troppo basso: e quindi ci saremo dovuti accorgere che c’era qualcosa che non andava». C’è però una magra consolazione. «Se anche avessimo vinto – dice Carrara –, in realtà non avremmo avuto un euro, perché nel frattempo la società immobiliare è stata liquidata. Così, in gobba ci sono rimasti i 20 mila euro di spese legali». E soprattutto un ecomostro che sarà difficile recuperare, vista la carenza di fondi pubblici. «Tanto che anche qualche privato – sostiene Maurizio – si è rivolto al Comune dicendo che era disposto a cedere gratuitamente il proprio alloggio, pur di liberarsi di una proprietà, di fatto, mai utilizzata».

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo

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