Oltre il Colle – «L’edificio acquistato dai Comuni non è assolutamente pericoloso. Perché tutto il materiale con amianto, che costituisce la struttura portante, è coperto. Ad accertare la non pericolosità ’immobile ci sono perizie tecniche e a dichiararlo una sentenza del giudice». Parliamo del condominio, diventato suo malgrado un «ecomostro», alla Conca ’Alben di , in cima alla lista nera regionale degli edifici da bonificare. La causa persa dai Comuni Edificio sul quale, da dieci anni, c’era una causa tra i Comuni di e , che lo acquistarono nel 1999, e la società Foppabella che allora lo vendette. I due Comuni, tramite l’azione legale, chiedevano la restituzione dei soldi e la bonifica dell’edificio. Ma il giudice ha dato ragione al privato e ora la sentenza è inappellabile. Sul lungo contenzioso conclusosi nei mesi scorsi e la posizione delle due amministrazioni comunali interviene ora il legale della Foppabella per precisare, innanzitutto, la non pericolosità dell’immobile e le cifre con cui all’epoca venne venduto. Costruito nel 1967 come albergo, i primi tre piani furono acquistati dai Comuni nel 1999 per realizzarvi un centro servizi per lo , con bar e ristorante. Gli altri due piani, invece, andarono a privati e vi furono ricavati 30 minialloggi.

«La perizia di allora – spiega il legale della Foppabella Alberto Cerati di Bergamo – stabilì in 415 milioni di vecchie lire il valore dei tre piani da vendere ai Comuni di Oltre il Colle e Serina. Successivamente l’acquisto avvenne per 306 milioni di lire, a cui vanno poi aggiunti magazzino, battipista e un milione di metri quadrati di terreno compresi gli di risalita, per un totale di un miliardo e 220 mila lire. Ma i soli piani dell’edificio costarono 306 milioni di lire». L’altra questione: la pericolosità. «Come previsto dalla legge – continua Cerati – per la costruzione della struttura portante venne utilizzato anche materiale mischiato ad amianto (vietato solo dal 1994, ndr), per le sue proprietà ignifughe. Ma tutta la struttura è coperta da pannelli e controsoffittature, quindi, non c’è mai stato e non c’è alcun pericolo. E l’edificio può essere utilizzato, tanto che, da parte dei Comuni, non vi è alcuna ordinanza di inagibilità. Così come non c’era alcun divieto a venderlo, così oggi non c’è nessun obbligo di demolirlo. Diversamente, buona parte degli immobili in Italia dovrebbero essere buttati giù, proprio perché contengono amianto. Aspetto che anche nella sentenza il giudice ha voluto ribadire».

«La bonifica ha poco senso»
«Altro, invece, è il problema della ristrutturazione o della bonifica – continua il legale della Foppabella –. Eliminare l’amianto da quello stabile è molto difficile: vorrebbe dire togliere i pilastri di sostegno, facendo cadere tutto. D’altronde la stessa normativa sostiene che, in questi casi, è molto coprire l’amianto anziché portarlo via rischiando allora di disperderlo in aria. E, nel caso del condominio dell’Alben, l’amianto è già coperto. In realtà la ristrutturazione, ricavando per esempio più locali dagli spazi attuali, si è sempre potuta fare ma i Comuni, di fatto, non l’hanno mai realizzata.

Giovanni Ghisalberti – L’Eco di Bergamo