Foppolo – Martedì 23 e mercoledì 24 dicembre lo storico «Parallelo di Natale » festeggia a le nozze d’argento. L’opening lunedì 22 con la serata di gala al Casinò di San Pellegrino, poi il giorno successivo spazio a club (ore 9) e ai vip (ore 14) prima del gran finale, il giorno della vigilia, con in pista i protagonisti della Coppa del Mondo. E per celebrare un traguardo così speciale, un testimonial d’eccezione da sempre legato alla kermesse, Alberto Tomba: 50 vittorie, la Coppa assoluta nel ’95, 4 coppe di slalom e altrettante di gigante, 4 medaglie mondiali e 5 olimpiche. Semplicemente l’Atleta del Secolo. 25 anni di Parallelo. Non poteva mancare il fuoriclasse che ha un rapporto speciale con questo appuntamento… «Certo, questo evento esiste da 30 anni, ma è Angelo Bertocchi che da 25 lo porta avanti con grande energia e determinazione. Resta l’unico tutto italiano che coinvolge amatori e professionisti, una formula vincente che permette di avvicinare le persone allo e alle sue stelle».

Quali sono i suoi i ricordi più belli?
«Sicuramente la prima vittoria, del 1984, sulla Montagnetta di San Siro, e quest’anno festeggerò il 30° a Foppolo. Poi l’edizione del 2004, quando il Parallelo ha affiancato alla gara ufficiale e quella Vip anche i Paraolimpici: una bellissima esperienza incontrare ragazzi così determinati che non si fermano davanti a nulla».

E un Alberto Tomba che si presenta a sorpresa al cancelletto di Foppolo?
«Chi lo sa… A parte gli scherzi, preferisco lasciare spazio ai protagonisti di oggi». Cosa manca al nostro sci per ritrovare un nuovo Tomba? «Forse la costanza nella vittoria. Io ho vinto per 12 anni consecutivi, ero diventato quasi un’istituzione. Però questo non vuol dire che non abbiamo ottimi interpreti, anzi, però anche i campioni di altre nazioni hanno alti e bassi. Credo che più che al singolo adesso sia necessario guardare l’insieme».

Come mai non si è più in grado di puntare alla Coppa del Mondo generale?
«Per quel traguardo devi fare più discipline e raccogliere punti dalle combinate, oppure vincere quasi tutte le gare con solo due specialità. I nostri forse sono troppo “specializzati”, infatti conquistano più medaglie mondiali e olimpiche che il trofeo – di specialità o generale – in Coppa del Mondo». La sensazione è che ai risultati nei grandi eventi, quelli di Innerhofer su tutti, manchi sempre la capacità dell’onda lunga che invece avevano i suoi. Tradotto: il richiamo del grande campione che faccia da traino. Cosa ne pensa? «Inner ha vinto parecchio in questi ultimi anni, ma da solo non può trascinare un movimento che nicchia per motivi diversi: la crisi economica, le molteplici possibilità di divertimento, non ultima quella di viaggiare low cost, ma anche la sempre minore attenzione dei media».

E il settore femminile?
«È appena rientrata Brignone e sembra già essere in forma, e poi anche Merighetti, che l’anno scorso ha sfiorato la medaglia a Sochi. L’importante è che ci sia anche qualche baby che sta emergendo, come Marta Bassino, un segnale molto importante per il futuro».

Non ha mai pensato ad un impegno dirigenziale in prima linea?
«Non è così immediato, anche all’estero questa sinergia non si riesce a creare tanto facilmente. Probabilmente è più semplice a dirsi che a farsi». Nel panorama attuale c’è qualcuno che segue con particolare interesse? «Tifo per gli azzurri. Però mi piace seguire la lotta Hirscher – Neureuther, aspetto il recupero di Ligety e il ritorno di Svindal. Poi ci sono sempre gli highlander Reich e Matt e credo che Bode Miller ci farà una delle sue sorprese ai Mondiali di Vail. Sul versante donne è molto interessante questo ritorno alla grande di Lindsay Vonn tanto che Tina Maze dovrà essere al top per batterla».

E il Tomba di oggi?
«Sono rimasto legato al mondo della neve, sia per supportare grandi progetti come e Mondiali, sia per promuovere il movimento in tutto il mondo. L’obiettivo è quello di avvicinare sempre più gente, e soprattutto i più giovani, allo sport, perché è scuola di vita e i suoi sono valori universali. A questo proposito ho fondato insieme ad altri “big” la Laureus Academy & Sport for Good Foundation (www.laureus.com), un’associazione benefica che si prefigge di aiutare i giovani in difficoltà proprio attraverso la pratica, intesa come scuola di vita e speranza per il futuro».

Federico Errante – L’Eco di

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