I desideri mancati nella routine giornaliera, il significato dell’evasione nel suo lato selvaggio del tempo, trovano ampia disponibilità nelle ore alpine, nei silenzi a cui non siamo più abituati , ai profumi dell’alpe. Il mio piccolo contributo sarà percorrere un itinerario in da prospettive diverse, un invito al camminare lungo le tracce della memoria e delle passioni. Vi propongo due autori che in questi anni hanno saputo ben rappresentare con interessanti percorsi letterari e cinematografici i luoghi che frequentiamo abitualmente.

Erri De Luca “Il peso della farfalla “E’ un libro che si fa leggere tutto d’un fiato, settanta pagine ricche di aria aperta e migliaia di metri sopra il mare. De Luca, uno degli autori italiani contemporanei più prolifici e raffinati, autore in tema alpinistico, del libro/ intervista in area Pakistana con Nives Meroi “Sulla traccia di Nives”. “Il peso della farfalla “pubblicato a Novembre da Feltrinelli, ci parla di natura, di vita severa, di solitudine e sintetizza già dal titolo una considerazione importante rispetto al ruolo della nostra madre terra e l’ intimità profonda con il mondo animale.

“Quando un uomo si ferma a guardare le nuvole, vede scorrere il tempo oltre lui”. Ciò che si respira nella narrazione è una profonda conoscenza del territorio ,i ritmi, gli equilibri in gioco fra uomo e natura. Un sulle tracce del
camoscio più esperto, il re solitario, libero e con lo scorrere lento delle pagine, si sente nelle narici il suo odore selvatico, la sua presenza. Con l’estrema eleganza di chi sà raccontare, siamo accompagnati verso gli alberi eroi, un cirmolo, parente dell’abete ma più folto di rami, quelli cresciuti sopra il vuoto, sopra il tetto di strapiombi; lo seguiamo nei luoghi selvaggi dalle prime ore dell’alba fino a sera. “Sotto il tetto di rami alzava il muso di notte verso l’alto del cielo,un ghiaione di sassi illuminati. A occhi larghi e respiro fumante fissava le costellazioni, in cui gli uomini stravedono figure di animali, l’aquila, l’orsa, lo scorpione, il toro”.

Un solo destino, un lieve filo li avevi uniti da sempre. Nella loro solitudine. Nel loro silenzio… La seconda
proposta è cinematografica, è un film:“Il vento fa il suo giro”, regia di Giorgio Diritti. Un film che nasce come lavoro indipendente che ha sollevato un interesse molto alto con ottima partecipazione di pubblico. Chersogno è un paesino sulle Occitane italiane, piccolo quanto . Abitato ormai solo da persone anziane che sopravvivono grazie ad un po’ di turismo estivo. Una ventata di novità arriva quando un ex professore francese vi si trasferisce con la sua famiglia alla ricerca di un modo di vita più vicino alla natura. L’uomo si trasforma in pastore e inizia un’attività casearia.

I nuovi arrivati e la loro impresa risvegliano negli abitanti sentimenti contrastanti. L’integrazione è difficile e il rapporto con la diversità’ diventa il cardine della narrazione in cui affiora la sensazione che, come dice uno dei personaggi: “Le cose sono come il vento, prima o poi ritornano.”Non è la libertà che manca, scriveva Leo Longanesi, mancano gli uomini liberi. “Il vento fa il suo giro” è una piccola grande lezione di cinema e di morale, un film esistenziale che affonda impietosamente nell’animo umano suscitando sdegno e ammirazione, partecipazione e disgusto, perché di fronte all’ignoranza esiste solo l’impotenza. Se vi capita, se riuscite, vedetelo o in alternativa regalatevi quel piccolo libro che vi ho presentato. E che il vento, ancora una volta, faccia il suo giro, nelle nostre piccole storie di ogni giorno.

Claudio del Baitù – Tratto dall’Annuario C.A.I. Alta Valle Brembana